Carlo Pasceri
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Improvvisare nel Jazz e nel Rock: due linguaggi, due logiche

15/9/2026

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Molto recentemente, in una particolare occasione d’incontro col pubblico, mi è stata rivolta una domanda semplicissima: cos’è che distingue l’improvvisazione jazz da quella rock?
La risposta (adeguata al contesto) penso sia interessante riportarla qui.
Nel Rock, soprattutto quello tradizionale, l'improvvisazione si svolge prevalentemente entro un campo armonico-tonale piuttosto unitario: anche quando gli accordi cambiano, il brano tende a rimanere centrato su una stessa tonalità o a un’unica area.
L'improvvisatore può quindi sviluppare una fraseologia relativamente indipendente dal singolo accordo, utilizzando un vocabolario ristretto - pentatonico, blues, diatonico - che rimane efficace attraverso tutta la struttura del brano.
Nel Jazz, invece, una caratteristica fondamentale è la mobilità armonico-tonale: la forma può attraversare diverse tonalità e successioni di funzioni armoniche, spesso rapidamente.
​L'improvvisatore deve quindi orientarsi continuamente fra tonalità, accordi, funzioni, modulazioni e risoluzioni, costruendo melodicamente la linea in rapporto a ciò che la successione accordale sta facendo in ogni singolo momento.
"Suonare sugli accordi (o sui cambi)" è una locuzione ben conosciuta da chi suona Jazz; sconosciuta o temutissima da chi non lo suona.

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Come un Sumi-e: la perfezione imperfetta di Kind of Blue

31/8/2026

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Nell'era in cui una nota stonata o un colpo di batteria si correggono con un click, in cui un solo di chitarra può essere ricomposto nota per nota in post-produzione, nel 1959 il Jazz si registrava in un altro modo, e Kind of Blue ne è solo l'esempio più celebre: quei dischi nascevano da esecuzioni dal vivo, catturate così com'erano, senza possibilità di intervenire dopo - come il tratto di un pennello sulla carta di riso, o una pennellata su intonaco fresco, un movimento che una volta compiuto non si corregge più.
Quando Miles Davis entrò in studio con in tasca poco più di qualche appunto a matita, stava per compiere esattamente questo gesto - solo che al posto del pennello aveva una tromba, e al posto della carta, cinque musicisti pronti a improvvisare con lui.

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Crescent, A Love Supreme, Transition: la trilogia spirituale di Coltrane

23/8/2026

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È sempre tanto ammaliante il concetto di trilogia, un po' in tutti i campi.
Chissà perché: il numero perfetto, la Trinità?
O forse perché tre elementi sembrano bastare per creare una storia, un prima, un durante e un dopo.
Anche nella discografia di John Coltrane possiamo individuare, ex post, un'importante trilogia di metà anni Sessanta: Crescent, A Love Supreme e Transition.

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Quando il basso cominciò a camminare: dal Barocco allo Swing

16/8/2026

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Per molto tempo autorevoli fonti musicologiche, fra cui Gunther Schuller, hanno distinto nettamente il walking bass del Jazz swing dal basso del boogie-woogie, sottolineando soprattutto le differenze funzionali: da una parte una linea libera, melodicamente autonoma e integrata nel contrappunto del gruppo; dall'altra una figura più ciclica e ripetitiva, legata all'ostinato della mano sinistra pianistica.
Questa distinzione conserva una sua utilità descrittiva, ma oggi appare troppo rigida se interpretata come separazione assoluta.
​La storia dei linguaggi musicali mostra infatti più spesso continuità, trasformazioni e adattamenti che fratture improvvise.

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La bellezza imperfetta: storia del brutto nell’arte e nella musica

24/7/2026

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La storia dell’estetica occidentale descrive la parabola del "brutto" da semplice difetto o negazione del bello a categoria filosofica, visiva e sonora totalmente autonoma, specchio delle fratture della modernità.
In estrema sintesi.
Nell’Antichità classica, dominata dall'ideale della proporzione e dall'inestricabile fusione di bellezza e bontà, Platone relega il brutto allo statuto di puro errore, disordine e privazione del bene.
Una prima apertura si registra nella Poetica di Aristotele, il quale intuisce che l’imitazione artistica (mimesi) può generare un piacere intellettuale anche davanti alla rappresentazione del ripugnante.

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Dentro i Coltrane Changes: quando l'armonia diventa viaggio

8/2/2026

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Conobbi la musica di John Coltrane attraverso un nastro a cassetta, così funzionava all’epoca (come accennato in un passato articolo). 
Dopo qualche tempo mi misi a studiarlo; fu una bell’avventura.
Tra l’altro, scoprii che Coltrane aveva architettato una specie di reticolato armonico che, dato un centro tonale (o modale), permette di attingere note estranee alla struttura originaria.  
Senza scendere troppo nel dettaglio vedremo il concetto di massima di questa tecnica di riarmonizzazione, che consente “narrazioni” musicali differenti da quelle che pure i jazzisti più bravi eseguivano a quei tempi (a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta): fu chiamata Coltrane Changes.

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Dal pathos alle dissonanze: come il Blues ha cambiato il linguaggio della musica moderna

31/1/2026

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Se è vero come è vero che il Blues fu una delle principali novità musicali del XX secolo, la sua formidabile influenza si manifestò in molti modi, compresa la possibilità della sua quasi assenza esplicita.
​Ci si pensa poco, ma i musicisti tendono a dividersi – con diverse gradazioni e qualità creative – tra coloro che esprimono elementi blues e quelli che non li esprimono.

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Il filo invisibile che lega tutti gli ascoltatori

3/12/2025

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Gli ascoltatori di musica, a prescindere dai generi e dagli stili preferiti*, mediamente si somigliano.
Perché principalmente due sono i fattori che più colpiscono la stragrande maggioranza di loro: i groove ritmici e i motivi melodici (e/o riff) dei brani.
Secondariamente troviamo tessiture e stratificazioni timbriche (suoni), insieme all’aneddotica: storie e vicende dei protagonisti, con pure titoli e immagini delle copertine (iconografia varia).
(Nel caso di musiche cantate, anche i testi – quando comprensibili – hanno un ruolo importante.)

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Grant Green: il chitarrista jazz che non amava suonare accordi

14/7/2025

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“Mi sono recentemente domandato, a proposito di Grant Green, come mai siano necessari almeno due album per fargli suonare due accordi. Scarsa propensione armonica? Visione per lo più melodica dello strumento?”
​
Così Alessio - mio vecchio amico - rendendomi partecipe del suo interesse verso questo chitarrista (attivo soprattutto negli anni Sessanta*), che ha avuto da noi una limitata notorietà.
Scarsa propensione armonica e visione per lo più melodica dello strumento ritengo siano risposte più che ragionevoli.

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Lamenti e fulmini: il suono inconfondibile di Michael Brecker

23/6/2025

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Michael Brecker, compositore e sassofonista (tenore), è tra i più importanti musicisti dell’ultimo trentennio del Novecento (e primissimo scorcio del XXI secolo); morì a 57 anni a causa di una malattia nel gennaio 2007.
Un jazzista che sin nei primi anni Settanta si era brillantemente ibridato col Jazz-Rock e la Fusion, generando dischi di notevole spessore.
È parecchio conosciuto anche dagli ascoltatori di Rock e dintorni giacché, sin da quegli anni, Brecker fu attivissimo come session man, suonando in tantissimi dischi della più eterogenea natura. Conosciuto e apprezzato specialmente per quelli dal vivo di Frank Zappa (Zappa in New York - 1978) e Joni Mitchell (Shadows and Light - 1980).

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Anni '50: il Rinascimento della chitarra Jazz

15/6/2025

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A circa vent’anni decisi di tentare di andare oltre il chitarrismo rock.
Le linee melodiche, i solismi e le armonie nei brani di John Scofield, Larry Carlton, Robben Ford, Mike Stern e Scott Henderson m’intrigavano. Implacabilmente.
Dopo parecchio tempo speso in tentativi di capirci qualcosa per mezzo di scorciatoie, di schematizzazioni pronte all’uso, capii che quel che ascoltavo di loro (e i loro simili pure non chitarristi) non erano semplicemente sofisticazioni che si potevano copiare e brutalmente applicare, magari con qualche minima variazione.

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Dagli USA alla Norvegia: l'affascinante viaggio di Witchi-Tai-To

28/1/2025

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​Esplorando Witchi Tai To, strani incroci geografici, temporali e di culture; Norvegia, costa est e costa ovest degli U.S.A., attraversando il Midwest del Missouri e gli Stati Uniti Centrali del Sud dell’Oklahoma.
E già, sono appena tornato da un lungo e intrigante “viaggio” che l’amico Antonio Lisi mi ha invitato di fare per approfondire la conoscenza di quel bizzarro brano di Jim Pepper (sassofonista e compositore), che pubblicò nel 1969 (in un 45 giri) con il suo gruppo Everything Is Everything.

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Abercrombie Quartet, sulla scia del grande jazz "bianco"

22/12/2024

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​L’innovativa declinazione “bianca” del Jazz ebbe nel ventennio tra la metà dei Quaranta e dei Sessanta notevoli esponenti che influenzarono la musica a tutto tondo (tra gli altri - Lennie Tristano, Stan Kenton, George Russell, Jimmy Giuffrè, Tony Scott, Paul Desmond, Dave Brubeck, Don Ellis).
Musica ben più innervata dalla Classica (non di rado pure dall’etnica mondiale) e ben poco dal Blues, fu pertanto un Jazz di ricerca e sviluppo di matrici centro-europee (e orientali).
​Quindi non semplici temi su cicli blues o canzoni, ma composizioni di altro tipo - sovente complesse - insieme con improvvisazioni; non inesorabilmente accompagnate da walkin’ e swing.

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Transition (Coltrane): il lato oscuro di A Love Supreme

18/12/2024

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​Il “dark side of the love supreme” di John Coltrane fu registrato sei mesi dopo il “lato chiaro”: ma Transition non fu pubblicato in quel periodo, solo anni dopo, e ciò ha contribuito a depotenziare il suo impatto*.
E se è vero come è vero che raramente i dischi postumi dei grandi artisti sono ottimi dischi, Transition è uno di questi.
Registrato in due sessioni: 26 maggio e 10 giugno del 1965, pubblicato nel 1970; col suo classico quartetto, McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison contrabbasso ed Elvin Jones batteria.

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Cause ed effetti del “tocco” musicale

29/11/2024

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Il tocco di un musicista sovente è citato; in modo alquanto generico, superficiale.
Pur tralasciando gli aspetti più specialistici e tecnici (che si possono trovare negli approfondimenti fatti nei miei libri Tecnologia Musicale, Viaggio all’interno della Musica e Quaderni Musicologici), tentiamo di comprendere cosa significhi, affrontando l’argomento in maniera tale da intendere correttamente cause ed effetti del “tocco” musicale.

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Requiem per Duke Ellington: Miles Davis medita su vita e morte

23/11/2024

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​He Loved Him Madly è il primo requiem elettrico – visionario - di un grande jazzista, e in assoluto il più lungo.
Benché una smentita può esserci dietro l’angolo, in ogni caso, questo brano è straordinario.
Registrato nel giugno del 1974 fu pubblicato nel novembre dello stesso anno nel doppio Get Up With It , ultimo album in studio di Miles Davis prima dei cinque anni del suo ritiro.

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Free Jazz e Punk... così diversi?

1/10/2024

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Estetica e poetica, due termini che spesso si confondono.
Non dovrebbero confondersi il Free jazz e il Punk.
Eppure…
Il Free jazz, sorto tra la fine dei Cinquanta e l’inizio dei Sessanta del ‘900 per opera anzitutto di Ornette Coleman - seguito da giganti* come Eric Dolphy e John Coltrane (nei suoi ultimi tre anni di vita ‘65-’67) - è un fondamentale stile di Jazz che da lì, con alterne fortune artistiche e di successo di pubblico, si è variamente conformato fino ai giorni nostri.

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L'unicità degli Oregon, tra ibridazione musicale e creatività

31/8/2024

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Conobbi la loro impegnativa musica che avevo circa vent’anni tramite un’antologia dei loro primi dischi: mi stregò il loro particolarissimo mondo di suoni; incisivo ed etereo, intriso di carnalità e spiritualità al contempo.
Non avevo ascoltato fino ad allora nulla che somigliasse a ciò e, soprattutto, nemmeno nei decenni successivi nelle mie più ampie e profonde esplorazioni musicali*.

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"Suonare Jazz"... ok le scorciatoie, ma che siano coerenti!

23/7/2024

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Ho avuto tre genitori.
Jimi Hendrix, Jimmy Page e Carlos Santana; con loro sono nato. E cresciuto.
Dunque pienamente rock; poi una valanga di altri.
Il Jazz è arrivato parecchi anni dopo, principalmente mediante la Fusion (e il Jazz-Rock), ossia capii che per comprendere e suonare la musica dei miei nuovi eroi (i chitarristi erano i soliti McLaughlin, Di Meola, Scofield, Benson, Ford, Henderson ecc.) avrei dovuto studiare seriamente il Jazz.
Fu assai dura; non è come per suonare il Rock, il cui lessico è banale: scala Pentatonica, scala Maggiore con la sua derivata Minore, punto.

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E.S.P. e l'avvio della rivoluzione dolce di Miles Davis

9/6/2024

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E.S.P. è  tra i dischi più importanti della carriera di Miles Davis; per più di un motivo.
Fu registrato nel gennaio del 1965 e pubblicato l’agosto di quell’anno dal quintetto che da qualche mese suonava in giro per il mondo; oltre a lui alla tromba, c’erano Herbie Hancock al piano, Wayne Shorter al sax, Ron Carter al contrabbasso e Tony Williams alla batteria.
Le sette composizioni sono tutte a firma di uno dei componenti del gruppo (due la coppia Carter-Davis) fatto salvo il batterista, e si discostano significativamente dalle cose fatte fino ad allora; è un disco di svolta. Oltre a essere “democratico” nelle autorialità delle composizioni è assai equilibrato in quanto ad assetti musicali, sia percettivi sia nella sostanza.

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L'annosa confusione tra generi e stili: il Soul Jazz

31/5/2024

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Non è certo demerito degli ascoltatori, ma è dei cosiddetti giornalisti musicali e simili (quindi di chi si è incaricato di informare di musica), se da sempre vige una confusione pressoché totale per quanto concerne i termini usati per indicare le varie declinazioni musicali inerenti la musica moderna.
Termini dunque molto utili, soprattutto allorquando precisi, naturalmente rammentando che sempre ci sono state e ci saranno gradualità più o meno significative di ibridazioni.
Utili non tanto e non solo per orientare il fruitore nell’ascolto e il conseguente acquisto dei dischi – magari bulimico, agognato dall’industria e dal suo indotto - quanto per farne comprendere almeno un po’ le vere caratteristiche musicali, facendo la tara a quelle di superficie, contribuendo così a una più profonda consapevolezza degli ascoltatori di ciò di cui si sono appassionati.
Quella tra generi e stili è la prima e complessiva confusione.

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Le attitudini musicali e la peculiarità del ritmo

21/5/2024

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Mi rammarica non avere più il mio primo strumento; sono oltre quaranta anni che mi manca.
Da ragazzino undicenne avevo dei bonghi nordafricani che malamente percuotevo, tentando di andare appresso ai brani dei miei beniamini musicali.
Ho continuato così per qualche anno, pure dopo che ebbi la mia prima chitarra.
Benché il mio primo incontro con la musica (che non fosse solo ascoltarla) fu con una tastierina elettronica Bontempi che aveva un mio amichetto di 9 o 10 anni.

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Le illusioni ritmiche del giovane Marsalis

4/5/2024

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Nel 1987 Wynton Marsalis pubblica il disco Standard Time Vol.1, un’opera che si discosta dalle due precedenti, Black Codes e J Mood (di notevole pregio), in cui non erano presenti standard e lui ne era quasi esclusivamente l’autore.
Qui propone sue interpretazioni di brani della comune “letteratura” jazz.
E pure questo disco è di gran rango, a fronte sia degli arrangiamenti sia delle esecuzioni generali; svettano i suoi solismi e quelli del pianista Marcus Roberts (sostituì da J Mood Kenny Kirkland).
Oltre a consueti pezzi come Caravan, A Foggy Day e Cherokee, sono presenti anche due sue composizioni: Soon All Will Know e In the Afterglow.
Ma è il brano più famoso in assoluto della selezione, Autumn Leaves, che riceve un arrangiamento, nell’esposizione del tema, degno di essere messo in evidenza per la sua peculiarità; al netto della sua estrema velocità.

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Metheny solista: l'impronta del gigante su presente e futuro

29/2/2024

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Come per la chitarra nessuno strumento ha avuto così tante e diverse declinazioni nei vari generi e stili.
Storicamente, così tanti strumentisti diversi tra loro sia in assoluto sia all’interno di un genere come per i chitarristi non si riscontrano; e ciò che fa più impressione, almeno a me, è nel Jazz.
E non soltanto nell’aspetto più evidente, quello timbrico, ma proprio nel linguaggio.
Ancorché intorno agli anni 2000 si sia delineata una certa direzione nell’improvvisazione: l’influenza solistica di Pat Metheny, che pure prima era fortissima, prevale su tutte.

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I miei brani preferiti e quel semitono seducente e "radicale"

24/2/2024

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Tutti hanno i loro brani musicali preferiti, quindi pure io.
La cosa particolare è che presto ho scoperto che tra i tantissimi pezzi che via via ascoltavo, dalla mia adolescenza in poi, le mie preferenze non di rado avevano un denominatore comune che andava oltre gli autori, i generi e gli stili musicali.
Dapprima e soprattutto ho amato Black Napkins, A Night in Tunisia e Nardis (di Frank Zappa, Dizzy Gillespie e Miles Davis): un’attrazione che le decadi di anni trascorse non ha indebolito, è ancora potentissima.

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    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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