Carlo Pasceri
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Dal bending al timbro: cosa determina il calibro delle corde

29/9/2026

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Nella teoria delle stringhe, uno dei tentativi più ambiziosi della fisica teorica, le particelle elementari non sarebbero punti ma minuscoli filamenti, e sarebbe la loro frequenza di vibrazione a distinguere una particella dall'altra.
​È un'ipotesi, ma la sua immagine di fondo è potente: una stessa corda, vibrando in modi diversi, produce note diverse.

Ciò che in quella teoria è un'ipotesi sulla natura della materia è, sul manico di una chitarra, un'esperienza concreta e verificabile: la nota che si ascolta dipende da come una corda vibra, e le leggi della meccanica, dell'acustica e dell'elasticità sono lì, governate ogni giorno dall'orecchio e dalle dita di chi suona.

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Dentro Back in Black degli AC/DC

27/9/2026

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Una hit, che dette il nome all'intero disco di enorme successo, che non solo i rocchettari conoscono, e che mi ha sempre intrigato per la sua ambiguità: quali centri di gravità tonali (o modali) prevalessero, un’enigmatica mobilità.
Il disco Back in Black (1980) degli AC/DC nasce da una delle situazioni più delicate mai affrontate da una rock band: la morte improvvisa del cantante Bon Scott nel febbraio dello stesso anno, proprio mentre gli AC/DC - reduci dal successo di Highway to Hell (1979) - si preparavano a consolidare la loro affermazione internazionale.
Invece di sciogliersi, la band sostituì Scott con Brian Johnson e trasformò il lutto in materiale creativo, come dimostra la stessa title track, concepita insieme come tributo e come dichiarazione di rinascita.

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Dalla Gibson L6-S alla PRS: la lunga fedeltà di Santana alle 24 tasti

21/9/2026

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​Bastarono pochissimi anni - da Woodstock alle Gibson L6-S - perché un "eroe" chitarristico come Carlos Santana trasformasse un dettaglio da liutai in un pezzo della propria identità.
Certo, la storia della chitarra elettrica ha visto fugaci apparizioni e precursori isolati.
Nel 1973 Jerry Garcia dei Grateful Dead debuttava con la Wolf costruita da Doug Irwin, alta liuteria con 24 tasti - salvo poi affidarsi, per un tratto di metà decennio, a chitarre dalle tradizionali tastiere a 22, prima di tornare alle 24 tasti negli anni successivi.
Nello stesso periodo Frank Zappa acquisiva una SG-style dal 23° tasto inedito, salvo poi affidarsi stabilmente, già dalla fine dei '70, alle 22 tasti delle sue chitarre in stile Les Paul e Stratocaster.
E Brian May resta l'eccezione tra le eccezioni, precursore assoluto con la sua Red Special autocostruita da ragazzo con 24 tasti, mai abbandonata per tutta la carriera.

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Guardare non è vedere. Udire non è ascoltare.

21/9/2026

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Non tutti i sensi sono uguali: possiamo chiudere gli occhi, ma non le orecchie - una differenza minima che nasconde molto più di quanto sembri.
Dei cinque sensi, i tre principali - tatto, vista e udito - si dividono in realtà in due famiglie.
Tatto, olfatto e gusto sono sensi più o meno di prossimità: richiedono vicinanza, contatto diretto o quasi.
Vista e udito, invece, agiscono a distanza, e sono quelli che più suscitano la nostra immaginazione.
Ma proprio tra vista e udito c'è un punto che li diversifica radicalmente: guardare è un atto volontario, udire è ineluttabile.
Possiamo chiudere gli occhi, frapporre qualsiasi barriera tra noi e il visibile.
Non per il suono: anche tappandoci le orecchie, l'onda ci colpisce comunque, alterata ma presente - perché è pura energia meccanica, scavalca muri, montagne.

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Improvvisare nel Jazz e nel Rock: due linguaggi, due logiche

15/9/2026

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Molto recentemente, in una particolare occasione d’incontro col pubblico, mi è stata rivolta una domanda semplicissima: cos’è che distingue l’improvvisazione jazz da quella rock?
La risposta (adeguata al contesto) penso sia interessante riportarla qui.
Nel Rock, soprattutto quello tradizionale, l'improvvisazione si svolge prevalentemente entro un campo armonico-tonale piuttosto unitario: anche quando gli accordi cambiano, il brano tende a rimanere centrato su una stessa tonalità o a un’unica area.
L'improvvisatore può quindi sviluppare una fraseologia relativamente indipendente dal singolo accordo, utilizzando un vocabolario ristretto - pentatonico, blues, diatonico - che rimane efficace attraverso tutta la struttura del brano.
Nel Jazz, invece, una caratteristica fondamentale è la mobilità armonico-tonale: la forma può attraversare diverse tonalità e successioni di funzioni armoniche, spesso rapidamente.
​L'improvvisatore deve quindi orientarsi continuamente fra tonalità, accordi, funzioni, modulazioni e risoluzioni, costruendo melodicamente la linea in rapporto a ciò che la successione accordale sta facendo in ogni singolo momento.
"Suonare sugli accordi (o sui cambi)" è una locuzione ben conosciuta da chi suona Jazz; sconosciuta o temutissima da chi non lo suona.

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Perché bastano 3 note per comporre un riff memorabile

14/9/2026

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Quante note servono per essere originali?
Quasi nessuna. Bastano 3.
Perché quando riconosciamo un riff, una melodia, un inciso, pensiamo di riconoscere soprattutto le note.
Spesso, invece, riconosciamo il modo in cui quelle note si muovono nel tempo. Il loro ritmo.
Succede continuamente, in generi musicali diversissimi: ascoltiamo una frase e la riconosciamo, la troviamo familiare, la apprezziamo o la rifiutiamo, senza analizzare consapevolmente che cosa stiamo riconoscendo.

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Melodia e armonia: il gioco di luci che cambia la musica

6/9/2026

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A volte le coincidenze: mentre stavo riflettendo sulle tanto stravaganti quanto sorprendenti e pericolanti - pure perché confuse e contraddittorie - affermazioni del celebre pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim (La musica sveglia il tempo – Feltrinelli 2007), nelle quali, da una parte, ci informa di essere cresciuto coi preludi e fughe di Bach, dall’altra sostiene che “una melodia è priva d’interesse se non procede armonicamente” e continua - giustamente - “quando l’accordo progredisce, il flusso orizzontale della musica viene modificato”, lamentando però che “uno degli elementi della musica tonale più di sovente trascurati oggigiorno è l’armonia”*, il mio amico Alessio, bravo chitarrista dall’ottimo orecchio, m’invia il video di un chitarrista che esegue un convenzionale assolo jazz (ma con chitarra classica) su un altrettanto convenzionale base armonica.

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Come un Sumi-e: la perfezione imperfetta di Kind of Blue

31/8/2026

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Nell'era in cui una nota stonata o un colpo di batteria si correggono con un click, in cui un solo di chitarra può essere ricomposto nota per nota in post-produzione, nel 1959 il Jazz si registrava in un altro modo, e Kind of Blue ne è solo l'esempio più celebre: quei dischi nascevano da esecuzioni dal vivo, catturate così com'erano, senza possibilità di intervenire dopo - come il tratto di un pennello sulla carta di riso, o una pennellata su intonaco fresco, un movimento che una volta compiuto non si corregge più.
Quando Miles Davis entrò in studio con in tasca poco più di qualche appunto a matita, stava per compiere esattamente questo gesto - solo che al posto del pennello aveva una tromba, e al posto della carta, cinque musicisti pronti a improvvisare con lui.

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Da Piazzolla ai Dream Theater: il ritmo universale del 3+3+2

30/8/2026

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Cosa hanno in comune i Dream Theater di Pull Me Under, i Coldplay di Clocks, Astor Piazzolla di Libertango e il folclore greco di Misirlou, magari nella versione di Dick Dale usata da Tarantino in Pulp Fiction?

​Il raggruppamento ritmico 3+3+2* all'interno di una misura di 4/4 è una delle strutture più pervasive della musica; ci sono migliaia di brani con questo fondamentale raggruppamento (o suddivisione che dir si voglia).

Quindi non è semplicemente la quantità a rendere questo assetto ritmico un caso più unico che raro nella storia della musica, è la sua trasversalità.

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Esistono metri più dispari di altri?

28/8/2026

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Esistono metri più «dispari» di altri?
E se il dispari non fosse soltanto una categoria aritmetica, ma la matrice stessa della tensione - un gradiente di purezza capace di governare, con la stessa forza, la pulsione asimmetrica del ritmo e la vibrazione tensiva dell'armonia?
Sappiamo che i metri e i ritmi* dispari sono l'analogo temporale delle tensioni melodico-armoniche, tanto nelle loro eventuali risoluzioni quanto nella loro permanenza.
Ma se la tensione armonica ammette gradi - una dissonanza più intensa di un'altra, un accordo più instabile di un altro - dobbiamo chiederci se pure la tensione ritmica ne ammetta. Esistono metri più "dispari" di altri?

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Subarmoniche e fondamentali fantasma: da dove arrivano i bassi che percepiamo?

27/8/2026

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Ci sono suoni che sembrano esserci anche quando non ci sono; un mondo invisibile che abita la musica che ascoltiamo ogni giorno.
È fatto di bassi profondi che sembrano sfidare le dimensioni minuscole dei nostri smartphone, di pulsazioni che avvolgono gli accordi e di "note intruse" che possono comparire quando spingiamo un altoparlante al limite.
Ma da dove arrivano questi spettri acustici?
Scoprirlo significa entrare nel mondo delle non linearità e della percezione, dove ciò che ascoltiamo non sempre coincide con ciò che è fisicamente presente nel suono.

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La musica allo specchio: Esatonale, Diminuita e Aumentata

26/8/2026

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​Sono sempre stato attratto dalla simmetria, e lo dimostra il numero degli articoli che ho dedicato a questo tema; anche nei miei libri le ho spesso riservato ampio spazio, affascinato dalle sue molteplici implicazioni musicali.
D’altronde, si tratta di una prospettiva particolarmente moderna: è soprattutto tra il Novecento e la contemporaneità che la simmetria è stata studiata, esplorata e assunta consapevolmente come principio compositivo, basti pensare ad Arnold Schönberg e a Olivier Messiaen.

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La magia dei toni interi: storia e segreti della scala Esatonale

25/8/2026

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Ha il suono di un incantesimo, il colore di un mondo irreale, l’ambiguità evanescente di un sogno esotico. “Magica” e misterica, basta percorrerne i suoni per giungere ai confini del sovrannaturale.
Eppure questa aura arcaica e “segreta” non viene da un passato remoto; non appartiene a un mondo antico, né a una tradizione musicale perduta. È una magia sorprendentemente moderna, unica.

La scala Esatonale (o a toni interi) ci permette di raccontare una straordinaria storia musicale, quella di una simmetria radicale.
​Occupa infatti un posto del tutto particolare nella storia della musica occidentale, perché mostra come una semplice struttura intervallare possa trasformarsi in una nuova concezione dello spazio musicale.

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Il suono dell'enigma: giallo e noir nel linguaggio musicale

24/8/2026

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​​Una logica narrativa del suono, è possibile?
Quali procedure del linguaggio musicale possono produrre qualcosa di analogo ai meccanismi attraverso i quali la letteratura – e, per estensione, il cinema - costruiscono un genere, una situazione o una determinata esperienza?
Da qui possiamo partire per esplorare un territorio piuttosto particolare: il rapporto tra
linguaggio musicale e linguaggio narrativo, senza tuttavia pretendere che l'uno possa semplicemente "raccontare" ciò che racconta l'altro.

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Crescent, A Love Supreme, Transition: la trilogia spirituale di Coltrane

23/8/2026

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È sempre tanto ammaliante il concetto di trilogia, un po' in tutti i campi.
Chissà perché: il numero perfetto, la Trinità?
O forse perché tre elementi sembrano bastare per creare una storia, un prima, un durante e un dopo.
Anche nella discografia di John Coltrane possiamo individuare, ex post, un'importante trilogia di metà anni Sessanta: Crescent, A Love Supreme e Transition.

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Il potere della musica non è magia: è sincronizzazione

21/8/2026

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C'è una canzone che, ancora oggi, ci fa fermare qualunque cosa stiamo facendo, ritrovarci a battere il piede a tempo e trattenere il respiro senza averlo minimamente deciso. Bastano tre note per riportarci in un'auto, in una stanza, in un'estate che credevamo di aver dimenticato. Nessun libro, nessuna fotografia riesce a farlo con la stessa velocità.
Non è un mistero da romantici: è una questione di come il cervello è fatto - il cervello non ascolta mai soltanto.
La neuroscienza sta dimostrando che dietro questa forza non c'è magia, ma una particolare forma di organizzazione dell'esperienza.
La musica non è soltanto ascolto, emozione, memoria o movimento.

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Drama e la mutazione degli Yes: dentro Does it Really Happen?

20/8/2026

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Il disco Drama (1980), segnatamente il brano Does It Really Happen?, rappresenta uno dei momenti più riusciti della transizione di un maestoso gruppo nato sul finire dei Sessanta - gli Yes - verso gli anni Ottanta.
Disco, costituito da sei composizioni, di buon successo commerciale all'uscita, ma di fortuna complessivamente più modesta rispetto ad altri album degli Yes; risultato probabilmente condizionato anche dalla clamorosa assenza di Jon Anderson, il cui ruolo nell'identità del gruppo era ormai percepito come imprescindibile da gran parte del pubblico.

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Tra frequenza e percezione: il mistero dell'intonazione musicale

18/8/2026

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​​Siamo sicuri di poter determinare quanto sia davvero intonata o stonata una nota?
Sull'intonazione vale spesso quanto si dice sul “bello” musicale: decretare una “bella voce” o un “bel suono” è un po' come definire bello un colore. Dipende da cosa devi dipingere, e nemmeno tanto...
Ma c'è di più. Quando parliamo di suoni, entriamo in una sfera profondamente soggettiva e fisica.
Il suono non è un'astrazione, né qualcosa di inerte: è un'onda meccanica che ci raggiunge anche sul piano corporeo, un fenomeno fisico che incontra inevitabilmente il gusto personale, la sensibilità biologica e la cultura di ciascuno di noi.

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Lucy in the Sky with Diamonds: il ritmo che inganna la teoria

17/8/2026

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Che al normale ascoltatore il linguaggio musicale interessi poco conoscerlo, e che egli si lasci semplicemente “colpire” da ciò che la musica riesce a trasmettere a livello immediato, non rappresenta certo una colpa.
​Sarebbe però utile riconoscere che la potenza espressiva di quei suoni non nasce dal caso: è sostenuta da un’organizzazione grammaticale e aritmetica altrettanto potente, spesso invisibile ma decisiva.
E l’aspetto che offre il terreno più oggettivo è quello dell'organizzazione metrico-ritmica, fondata su rapporti temporali misurabili.
​Eppure, anche in questo ambito, uno stesso fenomeno può ricevere descrizioni teoriche differenti, tutte formalmente coerenti con i dati. ​​

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Quando il basso cominciò a camminare: dal Barocco allo Swing

16/8/2026

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Per molto tempo autorevoli fonti musicologiche, fra cui Gunther Schuller, hanno distinto nettamente il walking bass del Jazz swing dal basso del boogie-woogie, sottolineando soprattutto le differenze funzionali: da una parte una linea libera, melodicamente autonoma e integrata nel contrappunto del gruppo; dall'altra una figura più ciclica e ripetitiva, legata all'ostinato della mano sinistra pianistica.
Questa distinzione conserva una sua utilità descrittiva, ma oggi appare troppo rigida se interpretata come separazione assoluta.
​La storia dei linguaggi musicali mostra infatti più spesso continuità, trasformazioni e adattamenti che fratture improvvise.

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Dal boogie al soul: viaggio nell’energia della musica afroamericana

14/8/2026

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Non è mai stato il filone musicale che ho frequentato con maggiore passione.
Eppure pochi ambiti della musica del Novecento hanno esercitato un'influenza tanto profonda: proprio qui affondano le radici del Rock, del Funk, del Pop e, indirettamente, di gran parte della musica contemporanea.
​
Al contempo, ho spesso notato una diffusa confusione, tanto tra gli "addetti ai lavori" quanto tra i semplici appassionati: da un lato c'è chi considera boogie-woogie, rhythm and blues, rock and roll e soul come generi distinti; dall'altro, chi utilizza questi termini quasi come fossero sinonimi.

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Dal canto gregoriano a A Remark You Made: il lungo respiro della melodia

31/7/2026

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Cosa c’entra Joe Zawinul con Richard Wagner, Vincenzo Bellini, Giovanni Pierluigi da Palestrina e la musica sacra dell’Alto Medioevo?
Tra le composizioni più famose del tastierista viennese c’è A Remark You Made, brano del 1977 inserito nel disco Heavy Weather.
Si tratta di un pezzo lento la cui melodia è peculiare perché assai lunga e priva di ripetizioni ravvicinate, contrariamente a quanto accade quasi sempre nella musica contemporanea.

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La musica che ritorna: storia e metamorfosi dell'ostinato

30/7/2026

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Riff, ostinati, sequenze: che si tratti di Rock, Funk, Metal o Jazz-rock/Fusion, sono sempre stato affascinato da queste forme di “ossessività”,  prima come ascoltatore e poi come musicista.
Suonare un ostinato, comporlo o usarlo come base per l'improvvisazione, significa misurarsi con l’insistenza estrema del tempo e dello spazio delle note.
​È un territorio che la musica occidentale ha iniziato a esplorare ben prima dell'avvento dei microchip.

Per comprendere da dove nasca questo magnetismo e come questa geometria del tempo abbia conquistato la musica moderna e contemporanea, occorre fare qualche passo indietro.

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Ogni nota è un luogo unico

28/7/2026

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La crisi della musica attuale è palese soprattutto a chi non è più giovane: una generazione che si lamenta spesso e cerca rifugio nel passato, affollando i concerti di musicisti ottuagenari.
Credere che vi sia un'unica causa è ingenuo e illusorio; i fattori sono molteplici, legati a variabili sia interdipendenti sia autonome.
C’è però una ragione in particolare su cui desidero tornare a riflettere, ritenendola fondamentale.
D’altronde individuare le cause profonde di questa stasi, analizzarle con rigore e proporre nuove prospettive concrete ritengo sia importante per tentare di superare l'incaglio.

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Valvole, transistor e altri equivoci

26/7/2026

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A corredo del recente articolo su miti e leggende del suono valvolare - tema affrontato prevalentemente dal versante musicale, con solo qualche accenno all’Alta Fedeltà e alle improvvide asserzioni delle riviste di settore -, ecco un paradigmatico estratto dallo storico mensile della pubblicistica specializzata: Nuova Elettronica.

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    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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