Eppure, il mio preferito è il penultimo: Visions of the Emerald Beyond.
Il motivo è semplice: rappresenta una maestosa sintesi di tutto ciò che il gruppo di John McLaughlin aveva costruito fino a quel momento, sviluppando direzioni — anche solistiche — soltanto accennate in precedenza.
Registrato in soli undici giorni nel dicembre del '74 e pubblicato nel febbraio successivo, l'album conta tredici brani, alcuni piuttosto legati tra loro, quasi confluiscono uno nell'altro, complici talvolta pure i missaggi.
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