Carlo Pasceri
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Libro Eroi Elettrici

Electric Guitarist di McLaughlin... un meeting tra fuoriclasse

30/1/2024

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Ero un ragazzino con qualche brufolo e un incipiente mal adattamento scolastico all'indirizzo scelto per la scuola superiore quando ascoltai per la prima volta John McLaughlin: ne rimasi, naturalmente, molto colpito. Quasi mi stordiva la sua aggressiva velocità e reticolare complessità. 
Alle profonde cause della sua grandezza giunsi molto più tardi, e molto faticosamente.
​
“Incontrai” tale gigante, né rock né di facile ascolto, sia per la sua “fratellanza” con Devadip Carlos Santana sia per la sua gran reputazione; ovviamente attraverso i dischi del suo gruppo Mahavishnu Orchestra ma pure quelli solisti quali Extrapolation (1969), My Goal’s Beyond (1971) ed Electric Guitarist (1978)*.
​Tutte opere straordinarie, per specifici motivi differenti, correlate però da un’eccezionale creatività (e abilità esecutiva). 
Extrapolation e My Goal’s Beyond mi affascinarono tantissimo, per molti aspetti erano complementari a quelli della Mahavihnu Orchestra; acustici e jazz, intimi e notturni. 
Quello più inerente alla mia attitudine elettrica era Electric Guitarist; per molti versi quello meno particolare degli altri, ma non per tutti.
Electric Guitarist è una specie di reazione alla immediatamente precedente fase world-indiana Shakti, che ci donò tre dischi eccezionali nel biennio 1976-77**, del tutto acustica, e solo con chitarra, percussioni e violino. 
Invece in Electric Guitarist, McLaughlin, oltre a suonare esclusivamente la chitarra elettrica (pure con la Mahavishnu Orchestra ogni tanto l’accantonava), si è circondato di una costellazione di musicisti - se ne contano ben 19 - tra cui molti fuoriclasse coi quali il chitarrista aveva già collaborato (ne mancano pure molti): peraltro cosa analoga fecero nel 1986 i Weather Report per il loro album d’addio This is This.

I brani sono solo 7.

Si principia con New York on My Mind, sinuoso, elegante ma potente, complicato: griglia metrico-ritmica, sintetizzando, di 21/8 (Billy Cobham alla batteria), tema molto esteso con anche parti obbligate molto serrate; soli di violino (Jerry Goodman), sinth (Stu Goldberg) e chitarra: notevoli i primi due, ancor più quello di McLaughlin.
​Friendiship è un omaggio a Carlos Santana, che partecipa; il pezzo è più complesso di quel che può sembrare, giacché ha un tema estremamente cantabile. Dopo l’introduzione di atmosfera un po’ misteriosa e notturna, melodia solare a due chitarre (Santana a sx che contrappunta parafrasando come solo lui sa fare); segue la sua improvvisazione su una ritmica di moderata samba, lunga transizione ove rientra McLaughlin, poi un suo travolgente solo su una ritmica più sfrenata (Narada M. Walden batteria, Neil Jason basso).  
Chiude la prima parte dell’album Every Tear from Every Eye, sofisticata composizione, particolarmente articolata, come gli interventi solistici del leader: straordinari. David Sanborn al sax alto, Alphonso Johnson al basso fretless e alla pedaliera Moog Taurus, Patrice Rushen al piano elettrico, tutti compiono dei soli, e quando non lo fanno accompagnano stupendamente (Tony Smith alla batteria).
La seconda parte del disco, e la cesura non è data solo dal fatto che originariamente era il secondo lato del 33 giri, si differenzia nello stile delle composizioni e delle esecuzioni: qui meno articolate e complesse, raffinate e sofisticate, più crude, dirette, estreme. Altresì i musicisti sono tutti in diminuzione come quantità nei 4 pezzi che si succedono: prima in quartetto, trio, duo e infine da solo; inoltre, la chitarra è assai filtrata. 

Do You Hear the Voices That You Left Behind? è un brano jazz swing molto veloce e basato sulle intricate armonie modulanti di Giant Steps di Coltrane (infatti dedicato a lui): al piano elettrico e minimoog Chick Corea, al contrabbasso Stanley Clarke e alla batteria Jack DeJohnette. Una performance pressoché unica da parte di tutti.
Are You the One? Are You the One? in trio con Jack Bruce al basso e Tony Williams alla batteria per un pezzo che rinverdisce i fasti dei Tony Williams Lifetime: pezzo funkeggiante ultramodale in MI molto improvvisato con inserzioni (a parte qualche voce che recita il titolo) di una non semplice parte suonata all’unisono da chitarra e basso. Tutti fanno assoli.
​Phenomenon: Compulsion è in duo con Billy Cobham ed è affine al precedente; dunque modale (per giunta in MI) con una parte obbligata in unisono chitarra/batteria), però qui il ritmo è un rapido shuffle. Non distante da alcune cose della Mahavishnu Orchestra. (Da quando inizia l’improvvisazione c’è un bordone di nota MI nel registro più basso quasi sublimale, ma perfettamente intellegibile.)
​My Foolish Heart è l’unico brano non composto dal chitarrista inglese, è una romantica canzone standard jazz che il Nostro interpreta da solo, armonizzando sontuosamente la melodia del pezzo: molta sapienza e sensibilità nel farlo; pure questa è un’esecuzione rara nel repertorio ancorché ricchissimo di cose diverse di McLaughlin.
Insomma, Electric Guitarist*** è per certi versi meno peculiare dei suoi precedenti dischi solisti, per altri lo è eccome; anche questo è un altro suo disco speciale.
 ​
* Devotion (1970) lo ascoltai un po’ dopo tutti gli altri.
** Il primo della serie è live e registrato nel luglio del 1975.
*** Nel 1979 ci sarà una sorta di seguito, Electric Dreams: eccellente anche questo, meno eterogeneo e più compatto (c’è un gruppo fisso), meno “improvvisato” e più progettuale.

John McLaughlin e Carlos Santana sono protagonisti del libro Eroi elettrici.
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    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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