Più volte ho scritto che tale situazione dipende soprattutto dalla scarsa intraprendenza dei musicisti nella ricerca, e mancanza di coraggio di sviluppare e proporre nuove idee; un percorso spesso faticoso e rischioso. Molti, troppi — inclusi gli stessi musicisti — sostengono l'idea sciocca che "la musica è finita".
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È di nuovo tempo di Sanremo, il festival della canzonetta e delle banalità. Al di là della kermesse, però, dobbiamo ammettere che la musica in generale non gode di buona salute, e questo ormai da decenni.
Più volte ho scritto che tale situazione dipende soprattutto dalla scarsa intraprendenza dei musicisti nella ricerca, e mancanza di coraggio di sviluppare e proporre nuove idee; un percorso spesso faticoso e rischioso. Molti, troppi — inclusi gli stessi musicisti — sostengono l'idea sciocca che "la musica è finita".
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Conobbi la musica di John Coltrane attraverso un nastro a cassetta, così funzionava all’epoca (come accennato in un passato articolo).
Dopo qualche tempo mi misi a studiarlo; fu una bell’avventura. Tra l’altro, scoprii che Coltrane aveva architettato una specie di reticolato armonico che, dato un centro tonale (o modale), permette di attingere note estranee alla struttura originaria. Senza scendere troppo nel dettaglio vedremo il concetto di massima di questa tecnica di riarmonizzazione, che consente “narrazioni” musicali differenti da quelle che pure i jazzisti più bravi eseguivano a quei tempi (a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta): fu chiamata Coltrane Changes. Che la musica abbia peculiari caratteristiche è cosa nota; in varie occasioni ho avuto modo di circostanziarle.
Questa volta vedremo - sinteticamente - la sua sorprendente inversione della proprietà della simmetria. Specialmente a fronte dell’esperienza visiva (nelle più varie applicazioni geometriche), si dà per scontato che la simmetria doni stabilità, avendo insita accentuata proporzionalità e quindi intima armonia. Tuttavia, per quanto riguarda la dimensione spaziale della musica ossia le assolute altezze frequenziali – gli intervalli tra le note – è esattamente il contrario. Omnis homo mendax, recita un verso dei Salmi; gli uomini sono menzogneri.
Sì, insomma, tutte le persone mentono; chi più chi meno, a seconda delle circostanze e con varie sfumature, declinazioni e coniugazioni qualitative e quantitative. La menzogna è in noi, nel nostro mondo. Quindi bugie, imposture ecc. c’entrano anche con la musica. E già, può sembrare strano, ma da secoli ufficialmente nella terminologia musicale ci sono alcune locuzioni come “falso bordone” o “cadenza d’inganno”, che evidentemente si riferiscono a ciò. Estetiche e poetiche delle mistificazioni musicali. Dunque, in musica ci sono parecchie tattiche e strategie per falsificare, ingannare, la percezione di chi ascolta, sia in termini contenutistici (per esempio quelle relative alle locuzioni sopra esposte) sia in quelli formali, timbrici. Da un caro amico ho recentemente ricevuto in regalo – in un’allegra livrea gialla (colore a me assai caro) – La storia dell’arte di E. H. Gombrich; tra i più importanti studiosi e storici dell’arte del Novecento.
E, come molti sanno, quando si parla di storia dell’arte s’intende quella figurativa; pertanto in stragrande parte dipinti, poi sculture, con rimandi all’architettura. Più o meno insito ed esplicitato, l’effetto misterico della musica è da sempre presente e avvertito.
Ad esso è attinente una dimensione esoterica delle teorie e pratiche musicali. Un appassionato, Giacomo, chiede a Federica, l’amica esperta, chiarimenti. Federica: beh, anzitutto è utile distinguere tra esoterico e misterico. Giacomo: ah! pensavo fossero praticamente sinonimi… Il tocco di un musicista sovente è citato; in modo alquanto generico, superficiale.
Pur tralasciando gli aspetti più specialistici e tecnici (che si possono trovare negli approfondimenti fatti nei miei libri Tecnologia Musicale, Viaggio all’interno della Musica e Quaderni Musicologici), tentiamo di comprendere cosa significhi, affrontando l’argomento in maniera tale da intendere correttamente cause ed effetti del “tocco” musicale. Mozart, Genesis, Debussy, Tool... cosa c’entrano gli uni con gli altri? Il numero divino, ovviamente.
Da tempo si legge da più parti che alcuni compositori musicali avrebbero utilizzato la Sezione Aurea... Se pure fosse, sarebbe del tutto inutile. Comunque, sono secoli che si reputa che il mistero dell’armonica e universale bellezza stia in uno speciale rapporto tra le varie parti e il tutto. Ed è più che ragionevole ritenerlo. E allora? È tanto data per scontata quanto invalsa, superficialmente e senza argomentazioni serie, la straordinaria creatività di Frank Zappa.
Così, per sentito dire o visto scritto; ben che vada a orecchio - senza accurate analisi - ingenue deduzioni: considerato l’enorme spettro del suo Rock che spazia in tantissimi stili e generi (compreso messe in scena da cabaret con tanto di provocazioni, ironie e satire), Zappa non può che essere geniale... Spesso sia ascoltatori sia musicisti additano questo o quel pezzo come troppo simili tra loro o peggio, veri e propri plagi.
Non di rado è così, benché non solo le note ma pure i timbri, velocità e scenari armonici possono fuorviare. Anche nell’altro senso, cioè che una parte melodica del tutto simile a un’altra non venga percepita così analoga, allorquando suonata da strumenti assai diversi, con articolazioni tecnico-espressive e velocità differenti in scenari armonici non coincidenti. Criptoplagi. “La musica è un linguaggio, ma con la particolarità che è privo di logica”.
Ieri pomeriggio nella trasmissione RAI di approfondimento culturale Rebus in cui (tra l’altro) gli autori si proponevano di evidenziare i rapporti tra musica e matematica, con ospiti quali Corrado Augias, il maestro Aurelio Canonici e la matematica Elisabetta Strickland, la cosa che più è invece risultata evidente è che le semplificazioni della divulgazione, la rapidità di comunicazione, sovente sono fuorvianti. Sin dal secolo scorso con l’era elettronica e in questo secolo con l’era digitale, in progressione esponenziale, c’è stato, e c’è, un notevole ricorso alla manipolazione sonora, che ha caratterizzato moltissima musica.
L’elaborazione audio è divenuta un settore molto specializzato. Pochi sanno o rammentano che gli effetti applicati alla musica si dividono soltanto in due categorie: quella che del segnale ne altera l’intensità e quella che ne altera il tempo. Va da sé che possono coniugarsi. Sebbene non entreremo nei dettagli (tantomeno nelle - per me avvincenti - specifiche tecnologico-matematiche), tenterò di darne una descrizione di massima che possa suscitare interesse e soddisfare qualche curiosità. La “grammatica” musicale è per un verso molto semplice, per un altro parecchio complicata.
Semplificando, si può comprendere il processo generativo musicale pensando alle 13 note della scala Cromatica* come alle sillabe di un alfabeto. E alla scelta di una scala (Maggiore, Minore, Pentatonica ecc.) già come a una sorta di pre formattazione lessicale, cioè un insieme di vocaboli (lessemi), che pertanto hanno già qualcosa ben più “significativo” rispetto alle sillabe.
Sin dalle scuole elementari tutti conosciamo la proprietà commutativa dell’addizione (e della moltiplicazione): cambiando l’ordine dei fattori (o addendi) il risultato non cambia.
E similarmente, in modo diffuso (anche tra sin troppi musicisti e insegnanti professionisti), si ritiene che la cosa decisiva delle note sia quali sono presenti indipendentemente dal loro ordine di successione. Cioè, scelta una scala di base p.e. Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do, poco importa come saranno disposte le note (al netto di qualche minima variazione): la cosa fondamentale, a fronte dei secolari precetti del Sistema Tonale, è che siano quelle e non altre. E qui un paradosso. In musica, dopo i rudimenti tecnici per imparare a emettere note tramite uno strumento, la cosa cui subito si scontra chi vuole imparare a improvvisare e/o comporre è dare coerenza a una serie di note che non sia una mera esposizione di eserciziari, acquisiti durante gli addestramenti sullo strumento; o altrui invenzioni.
Se in musica l’improvvisazione assoluta, totale, in sostanza non è riscontrabile, la piena modellizzazione e quindi pianificazione musicale sì.
Innumerabili esempi soprattutto nella Classica, ma presenti pure in altri ambiti (orchestre varie, Big band, Pop, Dance ecc.), ove è tutto o quasi predeterminato. Pertanto è l’amplissima e affascinante “terra di mezzo” che, per sommi capi, ci accingiamo a scoprire: l’invenzione musicale estemporanea, benché non totale. La cosiddetta improvvisazione, che risiede in massima prevalenza nelle parti di chi s’incarica di fare un solo Quando si può considerare una sequenza di note nel tempo una melodia?
Teoricamente sempre, perché una successione di note attiene all’elemento melodico della musica; come una successione di durate a quello ritmico, e un insieme di note simultanee a quello armonico. E se il ritmo è il fattore più elementare e diretto, più facilmente assimilabile (imitabile), l’armonia è quello più sofisticato e “intellettuale”; in mezzo c’è la melodia, che non a caso è considerata la regina della musica, è comunemente intesa quasi sinonimo di musica. L’unione fa la forza, sì, ma quanta?
Per ottenere l’effetto del doppio di una potenza basta raddoppiarne la fonte? A volte ci sono questioni alquanto controintuitive, parecchie nel settore audio, che portano a errate conclusioni. Una di queste è che se una qualsiasi sorgente sonica, per esempio una cantante, è affiancata da un’altra che emette con la stessa intensità, si avverte un raddoppio dell’intensità sonora (volume). Quel magnifico strumento chiamato pianoforte è uno strumento sempre stonato, pure quando perfettamente accordato.
Le note alte sono più alte e le note basse più basse di quanto debbono essere nella scala del nostro sistema musicale ossia del Temperamento equabile*. È un fatto che sorprenderà molti, tuttavia per gli specialisti è cosa nota; inesorabile. Non poche volte mi è stato chiesto: si può fare musica solo col rumore? Qual è la differenza tra una nota e un rumore?
Ebbene, no, non si può fare musica solo col rumore; almeno non del tutto. E vedremo meglio più avanti perché e cosa si può fare col rumore, anche perché prima occorre comprendere cosa è una nota e cosa un rumore. Tutti più o meno conoscono i tre fattori fondamentali della musica: ritmo, melodia e armonia.
Chiunque sa che una melodia è una sequenza di note singole che si possono fischiettare, l’armonia è realizzata dagli accordi dell’accompagnamento cioè molte note eseguite più o meno simultaneamente, e il ritmo è dato dagli impulsi contenuti in un ciclo di pochi secondi che in maniera reiterata qualche strumento esegue. C’è un ulteriore elemento chiamato tempo cui tutto ciò è biunivocamente connesso. Il tempo musicale significa due cose indipendenti tra loro: velocità e metro. Il movimento vitale è dato da collisioni più o meno marcate, più o meno sfumate tra oggetti.
Attriti energetici; potenza dinamica del calore. Senza questi urti, contrasti, divergenze, resistenze, ci sarebbe la rigida, glaciale, immobilità. Dunque nel nostro vivere siamo continuamente alle prese con attriti di ogni tipo. Naturalmente pure in musica esiste ciò. Quando si dice a qualcuno (anche a se stessi) “immagina tal cosa”, si chiede di generare una scena con degli oggetti (eventualmente con le loro proprietà attive) e proiettarli su una sorta di schermo mentale.
Questa è l’esperienza più comune, quotidiana, che però solitamente produce confusione tra alcune parole molto importanti e i loro concetti: immaginazione, fantasia, idea e creatività. Queste parole si tende a usarle come sinonimi, ma non lo sono. Molto brevemente, pertanto senza alcuna pretesa di completezza, si tenta qui di chiarire la questione, per poi relazionarla al mondo dei suoni, alla dimensione musicale. In musica il più rapido effetto lo riceviamo dalla natura dei suoni: qualità fisica musicale; sovrastruttura.
Ciò determina quell’impatto emotivo che spesso è permanente negli ascoltatori anche più accorti, e che sovente non permette un approfondimento dell’ascolto più sostanzialmente musicale. Ossia quel che definisce la struttura della musica: ritmo, melodia e armonia. La magia di un’invisibile energia che viaggia nell’aria e colpisce il nostro udito incantandoci.
Basta una nota per attirare la nostra attenzione; per emozionarci, stregarci… La musica crea un‘atmosfera che altera in modo profondo la nostra percezione dell‘ambiente circostante; appena quei suoni smettono di far vibrare l‘aria, la magia cessa. |
Carlo Pasceri
Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore. TEORIA MUSICALE
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Marzo 2026
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