Carlo Pasceri
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Libro Eroi Elettrici

Progressione, modelli e il "senso" della musica

8/2/2024

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In musica, dopo i rudimenti tecnici per imparare a emettere note tramite uno strumento, la cosa cui subito si scontra chi vuole imparare a improvvisare e/o comporre è dare coerenza a una serie di note che non sia una mera esposizione di eserciziari, acquisiti durante gli addestramenti sullo strumento; o altrui invenzioni. 
E, benché in modo del tutto soggettivo, anche un comune ascoltatore senza alcuna istruzione musicale è in grado di stimare il livello di coesione musicale, le connessioni di note che nel tempo si succedono; solitamente è il parametro più importante che stabilisce la quota di piacevolezza musicale*.  È ciò che comunemente fa dire “questa musica la capisco” (o viceversa).

Dunque, quale che sia il grado d’istruzione musicale di un ascoltatore e la sua esperienza, è comunque fondamentale l’attenzione e la concentrazione nell’ascolto per poter cogliere appieno le varie strutturazioni che continuamente si susseguono temporalmente: la musica non è come guardare un dipinto o leggere un racconto sui quali ci si può soffermare per poterli “capire” al meglio, in musica le cose cambiano secondo dopo secondo.
Quindi la musica ha questa caratteristica: tanto perfettamente fruibile pure se non si presta alcuna attenzione quanto impegnativa per comprenderla. E chi fa musica si avvale di alcune procedure: appresso vedremo brevemente la più semplice e diffusa.

Ancora oggi è invalso un metodo musicale compositivo ed esecutivo praticato da molti secoli: è stato chiamato progressione. È una cripto-ripetizione che funge da vettore di una piccola idea che quindi non rimane statica ma sinuosamente si muove.
Scelta una scala di base**, la progressione è la trasposizione sistematica (ascendente o discendente) di un modello (melodico o armonico***), ossia di uno schema intervallatico di note costituente una breve frase melodica o un accordo (può essere pure insieme).
É un’importane risorsa per lo sviluppo di una piccola idea in nuce: ciò che di una minuscola cellula musicale sarebbe monotona uguaglianza, se pedissequamente ripetuta, diventa differenza grazie al cambio di altezza delle note.
​
Pertanto la progressione è una prassi efficientissima per ottenere uno sviluppo efficace, di portare il discorso musicale da qualche parte, che sia (soprattutto per chi ascolta) semplice seguire, che pertanto abbia quell’effetto di coerenza, quindi di compiutezza, che soddisfi le aspettative.
Spesso le progressioni non sono semplici da individuare, e ciò dipende dalla qualità dei musicisti; ancorché non di rado sono addirittura lapalissiane.

Ovviamente, pure in presenza di quelle più sofisticate, per fare musica di un certo livello, non possono bastare unicamente le progressioni, ci sono anche vere e proprie variazioni (che si basano su altre procedure) e soprattutto nuove cellule musicali da sviluppare che si succedono e stratificano.
Due esempi: il primo lampante, l’altro meno, comunque piuttosto evidente.
​
Il solo di Steve Howe - Close to The Edge da 1'46" a 2'08".
Tchaikovsky - Romeo & Juliet: da 0'26" a 0'52".

​*  Contribuiscono a ciò peculiari modalità ritmiche e timbriche che si riscontrano nei vari generi e stili.
**  La scala può anche mutare durante la progressione, in questo caso è chiamata modulante.
***  Per accentuare l’effetto si può adottare uno stesso ritmo durante la progressione.
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    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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