Carlo Pasceri
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Libro Eroi Elettrici

L'altro ieri, ieri, oggi e domani

7/10/2012

1 Comment

 
Mi è sempre piaciuta la musica.
Già da ragazzino, prima di imparare a suonare la chitarra, apprezzavo la musica in quanto sintesi di molti pensieri, e naturalmente mi chiedevo come potessero fare quei compositori a realizzare quelle cose.  Poco più avanti, avrò avuto 15 o 16 anni, ho "concluso" che Chick Corea, John McLaughlin, Joe Zawinul ecc., dovessero essere persone molto intelligenti, per riuscire d'immaginare e concretare quello che ascoltavo nelle loro bellissime composizioni. Non avevo le conoscenze idonee per determinare ciò, però era questa la conclusione a cui ero giunto, anche solo confrontando i loro brani con le pur belle canzoni che imperavano all’epoca.
ImmagineJoe Zawinul
Ma non sono di certo sfuggito al fascino indiscreto degli eroi solisti (coloro che eseguono degli assoli improvvisando delle linee melodiche), che si ergevano come dei capitani coraggiosi in piena battaglia brandendo i loro strumenti come a voler dirigere il proprio esercito in un’impresa eroica in cui loro erano i principali artefici. Ho subìto quel fascino per molti e molti anni; e partendo dai chitarristi rock, che sembravano anche visualmente dei grintosi personaggi vicini agli eroi di cappa e spada delle avventure scritte nei romanzi per ragazzi, sono approdato a musicisti più inclini al jazz, che seppur meno fascinosi avevano dalla loro parte un “linguaggio” diverso comunque più “ricco”.  Mi sono appassionato davvero, ho speso tanto in termini di energie, tempi e… denari.
Ho studiato e indagato, cercando di scoprire cose vecchie e nuove, con l'unico scopo di comprendere anche confrontandomi con i tanti miei compagni di avventure musicali (amici, componenti dei gruppi in cui ho suonato, allievi) che nel corso del tempo si sono avvicendati; e ai quali dico grazie.
Grazie a tutti loro perché mi hanno fatto conoscere cose nuove o considerare quelle che già conoscevo da nuove prospettive. Grazie perché mi hanno consentito di ottenere, dai nostri confronti talvolta anche accesi e focosi, profili e profondità che mi hanno aiutato di crescere ed esercitare ancor meglio la mia professione a tutto tondo.

Questo era l'altro ieri (anni '70/'80/'90): ci si doveva incontrare, o telefonare "inchiodati" a casa, ci si doveva organizzare con tempi e modi che non sempre erano agevoli, anzi. Non c'era tanto tempo a disposizione come non c'era tanta "letteratura" (dischi, live, recensioni, saggi ecc.), sia perché era ancora da "scrivere" sia perché l'accesso non era così facile (sia in termini logistici sia in termini economici). Questo però creava un filtro importante: chi non era interessato andava a fare altro, non poteva più di tanto seguire…

Le difficoltà di accesso, negli anni passati, creavano un filtro importante: chi non era davvero interessato andava a fare altro...

Già ieri (fine anni '90) e ovviamente oggi, queste nuove tecnologie informatiche, Internet ecc., ci hanno consentito e ci consentono di comunicare in un modo inedito e con una prospettiva (sia come orizzonte sia come profondità) potenzialmente enorme: se ci concentreremo un po' di più potremo sfruttarle per migliorarci, senza troppo saltellare nevroticamente qua e là facendo "zapping internettiano", per trovare qualcosa di carino e divertente da condividere con i nostri amici che ci daranno un meritato mi piace.
Questa moderna e diffusa attività è davvero una condivisione: si mettono in "vetrina" delle cose che DI SOLITO si dividono, quindi si consumano, si approvano, creano consenso e soddisfazione. E basta.
Dopo la (con)divisione non si moltiplicano informazioni per mezzo di "feedback" interagenti che faranno intendere meglio quelle cose.
Infatti, di solito ci sono dei mi piace, meno di frequente ci sono dei non mi piace; talvolta sono conditi con qualche laconico commento…

Stiamo vivendo in un mondo che se preso nel giusto modo è semplicemente fantastico: basti pensare alle potentissime tecnologie digitali musicali messe a disposizione a basso costo e per tutti i livelli di accesso e applicazione richiesti, da quelli basici a quelli più professionali.
A noi tutto questo oggi dovrebbe consentire di appassionarci sempre di più alla "nostra" musica, e provare DOMANI di andare addirittura OLTRE questi orizzonti e profondità, creando perciò i fattori sociali, culturali e spirituali che favoriranno la musica che verrà.

Che sarà così ancor più NOSTRA.
1 Comment
Luca
9/3/2015 21:06:19

Testimonianza interessante la tua, e cogli esattamente i punti importanti della questione. Purtroppo soprattutto quando parli del rischio di adoperare male internet.
Io stesso non sono sempre stato un utente consapevole.
Quando non avevo internet era molto difficile scoprire la musica. Ci si scambiava informazioni tra appassionati, ma spesso giravano sempre gli stessi dischi, i classiconi rock ereditati da qualche padre (a casa mia sfortunatamente non c’era nemmeno chissà che passione per la musica, quindi una fonte simile non l’avevo). Per fortuna qualche ardimentoso, e io ho dato il mio contributo, ogni tanto comprava cd alla cieca, e qualche volta veniva fuori qualcosa di interessante. Ma era tutto troppo statico e chiuso, le evoluzioni erano lente e minime, e la mia fortuna in quel periodo fu l’amicizia di un appassionato di musica classica e di cantautorato, che seppe offrirmi un confronto meno seducente per i miei gusti dell’epoca ma che almeno poté garantirmi una finestra su qualcosa di nuovo. Fu una situazione che sul lungo termine diede dei frutti molto importanti, ad un certo punto i miei orizzonti si erano molto allargati e la cricca del rock vintage non mi bastava più. Ma nelle mie nuove esigenze ero quasi solo, non potevo scambiare informazioni con nessuno, e le risorse economiche per fare da me erano scarse.
Quindi, quando arrivò internet, per me fu una salvezza: finalmente potevo esplorare ciò che volevo ed incontrare altri appassionati con cui confrontarmi. Però, vero, questa nuova opportunità recava con sé almeno due problemi:
1) Internet rende facile, per chiunque, l’espressione del proprio punto di vista, indipendentemente dalla preparazione di cui si è dotati, e quindi le informazioni che si cercano sono spesso nascoste in un denso rumore di fondo.
Ma sempre meglio della situazione precedente, in cui l’alternativa era tra la cricca fossilizzata su “Made in Japan” dei Deep Purple e l’acquisto alla cieca di album sconosciuti.
2) Internet può indurre ad uno sterile accumulo compulsivo di informazioni, senza adeguata interiorizzazione e riflessione a corredo. Ammetto di esserci cascato anche io: ad un certo punto avevo sentito di tutto, ma praticamente sempre in modo superficiale (all’epoca della cricca e degli acquisti alla cieca invece ci si godeva ogni minuto di nuova musica su cui si riusciva a mettere le mani!). Poi per fortuna ho acquistato la maturità per gestire questo bellissimo strumento e sono riuscito a capire che tipo di percorso volevo fare.

Una cosa è certa però, nonostante i rischi a cui internet espone: senza internet io a tante cose non sarei arrivato, ne sono certo! Probabilmente non avrei ancora scoperto il jazz, l'avanguardia colta e la musica etnica.

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    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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