Carlo Pasceri
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Intervista per il periodico "Duemila"

8/7/2013

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Sul numero di Luglio del periodico Duemila, è uscita una mia intervista. La ripropongo sul blog eliminando la parte biografica introduttiva. L'articolo integrale è scaricabile a fondo pagina.


Carlo Pasceri, compositore e musicista, una figura professionale nella realtà musicale.

Dott. Pasceri, prima di compiere 14 anni aveva già scelto la musica come sua dottrina principale?
Come dottore sono solo qualcuno che da molti anni tenta di curare certi tipi di sordità…
Però no, seppur già a 12/13 anni ero attratto dalla musica, è una cosa che si è sviluppata dopo; benché abbastanza velocemente.
Infatti, a 16/17 anni avevo in sostanza scelto che la musica era sicuramente il mio interesse principale, anche a dispetto di altre piacevoli attività già bene avviate (giocavo a calcio nelle giovanili della Lazio), oppure quelle doverose degli studi scolastici. All'epoca, per la mia passione e applicazione alla musica, scuola e calcio ne hanno risentito un po’ in termini di risultati…

Lei fa davvero molto e si occupa di attività differenti ce ne può parlare?
Sono contento che lei mi faccia questa domanda, perché mi dà l’occasione di esprimere una cosa fondamentale. La questione è che io intendo la musica come un’attività non segmentabile in molte sotto-discipline. Pertanto non si dovrebbe conseguire una specializzazione a scapito delle dimensioni che potrebbero sembrare laterali ma che sono anche più che tangenti e intersecanti: addirittura fanno parte subito del sapere e della consapevolezza di quello che concerne la musica.
E quindi ho studiato sin dall'inizio tutto ciò che è inerente alla musica, e da molti anni esercito differenti attività professionali come quella di musicista/compositore, recensore di dischi e redattore di approfondimenti storico-musicali specifici, tester di strumenti musicali; da qualche anno tengo dei corsi “istituzionali” per la Provincia di Roma per “Esperto delle Tecniche di Costruzione e Gestione del Suono” e “Tecnica Audio”. I corsi prevedono uno studio che va dall'apprendimento della natura fisica del suono all'analisi degli elementi estetici e artistici del suono e del suonato nelle registrazioni audio, passando per lo studio della storia della musica, conoscenze ed esperienze dirette con microfoni, mixer e gli elementi che compongono la catena di registrazione e riproduzione Hi-Fi; con pure la costruzione di brani originali attraverso loop e campioni applicati al metalinguaggio visuale (clip video pubblicitari, jingle, commenti sonori nel cinema). Questo perché il processo musicale deve essere governato sin dal principio integralmente dal compositore/esecutore, altrimenti si arriva a che la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra, e viceversa. Di solito chi registra la musica (e s’incarica del suo missaggio), chi produce sistemi per la riproduzione sonora, non sa nulla della musica in sé; e chi realizza musica in sé non sa nulla degli apparati elettronici che permettono alla sua musica di realizzarsi e diffondersi. È inammissibile che il musicista sappia poco o nulla del suono, il suo elemento essenziale, di cosa è oggettivamente e come si comporta nell'ambiente dunque della sua generazione e gestione. Lo studio della musica deve essere affrontato partendo dalle matrici del suono con tutto quello che ne consegue insieme ovviamente con lo studio specifico e tecnico dello strumento musicale e della teoria, grammatica e sintassi musicale. E non solo di quella passata, ma anche e soprattutto quella delle potenzialità generatrici delle future evolute opere. Espressione di tutto ciò è il mio libro “Tecnologia Musicale - La rivelazione della musica” (Aracne Editrice) pubblicato nel dicembre 2011, dove tuttavia non tratto gli argomenti più legati alla fonia pratica (mixer, microfoni ecc.) né di tecniche strumentali.

I suoi generi musicali preferiti? C’è qualcosa della musica che non le piace?
Sostanzialmente la musica strumentale, quindi il Jazz-Rock, il Progressive, la Classica in special modo quella del ‘900, e tutto quello che sta in mezzo, sopra e sotto… Naturalmente ci sono tantissime meravigliose canzoni che mi appassionano… Della musica in sé mi piace tutto, però essendo un potentissimo mezzo di trasmissioni/stimolazioni sensoriali, bisogna imparare a maneggiarla con cura e rispetto, altrimenti questa singolarità dell’espressione dell’ingegno umano la consumiamo come una qualsiasi delle attività che siamo in grado di compiere per dilettare i nostri simili. Invece è una specie di magia, di stupefacente anomalia del mondo che troppo spesso è banalizzata.

Come sta vivendo l’attuale situazione italiana? Il settore musicale ne sta risentendo?
Con (parziale) rassegnazione e amarezza: la presente situazione italiana riflette purtroppo uno stato di cose che era largamente prevedibile già decenni addietro. La stragrande maggioranza
di persone assume atteggiamenti da soggetti bipolari: s’illudono troppo e dopo troppo si lamentano. Così non si prepara la via per migliorare le cose strutturalmente, al massimo si potrà conseguire qualche minimo e superficiale e poco  duraturo miglioramento. In Italia paradossalmente non c’è una cultura della cultura, basta vedere come trattiamo le nostre ricchezze artistiche e quanto poco le sfruttiamo anche commercialmente, dimostrando così totale ottusità (per usare un eufemismo). 
La musica in particolare è percepita come un’attività d’intrattenimento, leggera e pertanto superflua, ne deriva che in tempi di crisi le cose di questo tipo sono “tagliate”, in tutti i sensi. Ciononostante per contrappasso abbiamo tutti in famiglia un aspirante cantante o giù di lì, che brama di fare “il botto” nell'ambiente dello spettacolo; e questo fenomeno è incoraggiato, se non del tutto creato, dalla televisione e i mass media in generale (talent televisivi), contagiando molti. Oggi con i social network questo “virus” si è irrobustito e diffuso come un’epidemia.

Le persone più importanti della sua carriera professionale?
Sono quelle (soprattutto amici-musicisti) con le quali ho dialogato, suonato e condiviso così tanto tempo su tutte le questioni musicali; ma questo negli anni 70/80, prima di diventare un
professionista della musica. Sono tutte persone davvero importanti giacché mi hanno ulteriormente “spinto” verso la musica e quindi verso questo tipo di carriera. Comunque fortunatamente
ho avuto, anche dopo aver avviato quest’attività, altri compagni di avventure musicali (amici, componenti dei gruppi in cui ho suonato, allievi) che nel corso del tempo si sono avvicendati e con i quali mi sono confrontato. Sono stati importanti perché mi hanno fatto conoscere cose nuove o considerare quelle che già conoscevo da nuove prospettive: mi hanno consentito di ottenere, dai nostri confronti talvolta anche accesi e focosi, ulteriori profili e profondità, ciò mi ha aiutato a esercitare ancor meglio la mia professione a tutto tondo.

Dal suo punto di vista ci sono molte persone che intendono avvicinarsi alla musica?
In assoluto troppe persone si avvicinano alla musica superficialmente, in maniera “edonistica”. L’”edonismo” della società moderna consumistica ha disabilitato la capacità di sacrificio
delle persone, che vogliono il massimo piacere (che per loro è generalmente è emulare quelli di successo) con il minimo sforzo. Cercano solo di capire il codice che permetta loro di eseguire quello che altri già affermati hanno già compiuto, purtroppo questo non è quasi mai il prodromo di approfondimenti susseguenti: di certo la mera emulazione non porta all'evoluzione, ma solo alla bieca duplicazione.
Oltre a ciò sono obiettivamente di basso profilo qualitativo anche gli “oggetti artistici” che gli aspiranti musicisti si propongono di emulare: insomma è come imparare poesie a memoria (pure di autori di terzo e quarto ordine) senza capire davvero come e perché sono state composte! Per entrare dentro il mondo magico della musica ci vuole davvero molto studio esteso e approfondito.

Per quanto concerne le sue pubblicazioni e la sua attività didattica ci può dire qualcosa a riguardo?
Cerco di oppormi con le mie attività di insegnamento e le mie pubblicazioni, che siano articoli, recensioni o libri, a quel comodo e controproducente appiattimento generico di apprezzamento se non esaltazione verso cose formalmente perfette ma che sono invariabilmente repliche di cose già fatte. C’è, anche tra i cosiddetti addetti ai lavori (musicisti, critici e insegnanti), un tanto esteso quanto paradossale elogio e apprezzamento del derivativo convenzionale: “ascolta quanto è bravo Tizio”, pensando o addirittura esplicitando, quanto è simile a Caio. Ecco appunto io mi propongo di andar oltre quel diffuso atteggiamento “culturale”, perché non corrisponde alla mia visione dell’arte in genere e della musica in particolare.
L’intento che mi sono proposto è che il mio insegnamento, e con esso il mio libro “Tecnologia Musicale” e tutte le mie pubblicazioni, sia di stimolo per iniziare un percorso che porti a un’estensione e un approfondimento anche solo nel concepire e praticare la musica. Cerco sempre di comunicare che la musica è un ente molto complesso e che all'inizio appare come magmatico e misterico, dal quale scaturiscono più domande che risposte. Per questo lo studio deve essere affrontato partendo dalle matrici del suono proseguendo con molta dedizione, serenità e sacrificio: non genererà degli effetti immediati (limitati ed effimeri), ma ne produrrà di profondi e duraturi, liberatori e altamente appaganti, poiché così si comprenderà della musica
non solo l’essenza ma anche i suoi principi fondanti. Allo stesso tempo vedo in giro una crescente diffusione di concetti e teorie mediante testi, trasmissioni televisive ecc., molto new age, che promettono meraviglie al nostro stato di salute mentale e fisico anche solo tramite l’adozione di alternativi sistemi musicali (accordature o scale esoteriche).
Ebbene le persone che diffondono questo non so quanto siano in buona fede ma so che le loro teorie sono facilmente contestabili: di certo così questi “rivoluzionari” affossano le possibilità di evoluzione culturale almeno quanto i “conservatori”.

Ci può raccontare qualche aneddoto e qualche suo viaggio particolarmente importante per lei?
Solo uno: nei primi anni ottanta sono stato qualche settimana negli Stati Uniti, e ho potuto verificare quanto lì sia diffusa la musica e allo stesso tempo presa sul serio. È diffusa perché
è soprattutto intesa come intrattenimento, però è (anche per questo stesso motivo) presa sul serio come professione, come un’attività rispettata e rispettabile per la quale si studia pure sodo; e quindi se si è capaci, si potrà magari esercitarla come mestiere. All'epoca mi ha stimolato molto, seppur nei fatti più squisitamente musicali, proprio da quegli anni in poi quel paese sia stato troppo disimpegnato nel proporre qualità.

Le sue canzoni e i suoi brani si ispirano a qualche “guru” della musica?
Tutti mi hanno ispirato, e se proprio devo fare un paio di nomi questi sono Miles Davis e il Carlos Santana degli anni ‘70.

Le sue intenzioni per l’estate 2013? Terrà anche concerti?
Per l’estate nessun concerto, la mia attività è da qualche anno incentrata nelle registrazioni in studio e nell'insegnamento. Ma soprattutto sono molto impegnato nella redazione di scritti,
infatti da aprile è disponibile, per ora solo su amazon.it, “Musica ‘70 L’età aurea: progressioni rock per il futuro". È in via di pubblicazione un altro testo, fondato sull'analisi di tre
storici e famosi capolavori della musica jazz e loro connessioni anche con il mondo esterno al jazz: una piccola novità. Inoltre sto preparando un nuovo libro “tecnologico”: sarà un ulteriore contributo a complemento di Tecnologia Musicale…

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    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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