Dei sette brani che lo costituiscono Rituale* fu quello che più mi affascinò.
Forse perché è un lungo pezzo (7’32’’) che ha due distinti piani: uno semplicissimo, quasi ingenuo, l’altro complicato, colto. Ma non si avvertono fratture, tutto è fluidamente amalgamato, scorre naturale.
Velocità media, lunga introduzione di percussioni sovraincise (Bruno Biriaco), poi il riff pentatonico di MIm di due misure del contrabbasso (Giovanni Tommaso), accordi di pianoforte (Franco D’Andrea alterna triade di LA con quella di MIm), entra la batteria, poi insieme si aggiungono sax soprano (Claudio Fasoli) e chitarra elettrica (Tony Sydney), prima a fraseggiare come a inseguirsi, poi si riuniscono esponendo all’unisono il semplicissimo motivo pentatonico (soltanto 4 altezze: Mi, Sol, La, Si), col pianoforte che martella gli accordi.
Dopo le canoniche quattro esposizioni del motivo, sax e chitarra ancora liberi di fraseggiare a piacimento per quattro battute, giungendo a un alquanto aggressivo “tutti” su una nota (Si) di 2/4; appena dopo (3’31’’) la clamorosa frase suonata all’unisono (stranamente senza pianoforte): oltre quaranta note per dieci secondi che elevano assai la pregevolezza di Rituale.
Siamo a metà brano, e dopo di ciò - esclusi Tommaso e Biriaco - tutti contemporaneamente a improvvisare: meravigliosi equilibri.
A 5’20’’ quattro misure a sequenza divise nella prima parte da un elegante “tutti” (figurazione con gli accordi MIm e LA diversa e più estesa del primo) molto sincopato, e le risposte del sempre raffinato batterismo di Biriaco.
A 6’14’’ ancora la melodia, per sfociare come in precedenza nel corrosivo unisono, segue breve distensione, e chiusura ancora col “tutti” di 2/4 con la nota Si.
Dunque, Rituale in perfetto bilico tra semplicità che sfiora la banalità e inserti di segno esattamente opposto, riesce a non essere traballante, ma sicuro nella sua fusione di tutti gli elementi in gioco, anche perché le parti semplici sono suonate con assoluta maestria.
Il riff di Giovanni Tommaso è paradigmatico: esecuzione fluente, felina. Ma pure quelle tutti gli altri, come le scelte dinamiche e gli ornamenti dei due “miseri” accordi suonati da Franco D’Andrea.
La piccola melodia sembra di una filastrocca, che poggia peraltro su un’armonia minima e un andamento ritmico molto lineare, ma in seguito c’è il contrappeso delle simultanee e radiose improvvisazioni, i fill di batteria, gli unisoni, con quello peculiare, apicale, della sinuosa e imprevedibile frase melodica.
Per estetica e poetica mi rammenta i primi King Crimson, segnatamente 21st Century Schizoid Man, con alcune sue parti assai semplici ma suonate con grande abilità e quelle solistiche molto creative, compreso il formidabile unisono del gruppo; che non sembra affatto edificato soltanto sull’abusata scala pentatonica.
Mi affascinava il modo in cui questi artisti riuscivano a fondere - senza soluzioni di continuità - semplicità e sofisticatezza; ero un adolescente senza esperienza, e certamente dopo i radicalismi, le avanguardie, mi hanno intrigato eccome, però, tutto sommato, non penso di essere cambiato poi così tanto: l'equilibrio tra le cose continua a esercitare su di me un grandissimo fascino.
E Rituale ne rimane ancora un grande esempio.
* Dell'intera loro discografia, questo è l'unico brano composto da tre musicisti: Tommaso, Fasoli, Biriaco.
Tutti gli altri - a eccezione di Sidney's Call (Sidney-Tommaso) - sono composti singolarmente.
** Di solito, il termine "unisono" viene usato anche quando non sarebbe corretto applicarlo (che significherebbe la stessa frase con le stesse altezze riprodotte da strumenti diversi). Come in questo caso: il contrabbasso suona a un’ottava inferiore rispetto a sax e chitarra.

Feed RSS