Il disco vanta la collaborazione di due maestri di fama internazionale: Wayne Shorter al sax e Alphonso Johnson al basso*.
Pur non rappresentando il vertice assoluto della discografia di Pino Daniele, l’album contiene autentiche gemme come lo strumentale Toledo e le canzoni Io Vivo Come Te, Annarè e Maggio Se Ne Va.
Tra i brani più intriganti c'è I Got The Blues.
La scelta di inserire un assolo di basso in un album di un cantautore così popolare — sebbene già noto per la sua raffinatezza musicale — conferisce al pezzo una forte singolarità.
Anche la struttura del brano, come si noterà, si discosta dai canoni più tradizionali.
Il titolo richiama esplicitamente un Blues — il brano è in SOL minore — ma ne presenta soltanto alcune caratteristiche secondarie.
Innanzitutto, non segue la convenzionale struttura in 12 battute, né quella in 8: la composizione si sviluppa infatti, prevalentemente, su una in 10 misure.
Lo stile di I Got The Blues richiama uno shuffle swing moderato (velocità media), precedente al bebop, con una ritmica “in quattro”, cioè basata sull’accentazione di tutti i quarti**.
La breve introduzione è affidata a chitarra acustica, voce scat e batteria.
Gli stessi elementi proseguono nella strofa (A), fino alla nona misura, quando entra il basso, che emerge grazie pure a una linea eseguita in parte con tecnica slap: le corde vengono colpite con il dorso del pollice per accentuare il carattere percussivo delle note.
Successivamente intervengono anche le tastiere: prima l’organo, poi il piano elettrico.
Le 10 misure della sezione A (8+2) vengono quindi ripetute con un testo differente.
Dopo circa un minuto, il brano evolve introducendo il ritornello (B), strutturato su otto misure suddivise in due blocchi da quattro.
Segue l’assolo di basso, edificato sulla sezione A, poi ancora la parte cantata B, fino alla coda scat, che sfuma in modo del tutto naturale: il basso del tutto assente, mentre prima la chitarra e poi le tastiere si ritirano gradualmente, lasciando protagonisti soltanto voce e batteria.
In sostanza, una risposta speculare rispetto all’inizio del brano, costruito invece attraverso una progressiva addizione degli elementi musicali.
Dunque: Intro (scat) – A – A – B – A (solo) – B – Coda (scat).
Vista la forma del pezzo, vale la pena spendere qualche parola sull’armonia e sull’assolo di Alphonso Johnson.
I Got The Blues rappresenta in modo emblematico come Pino Daniele interpreta il Blues: realizza brani che, al di là delle evocazioni suggerite dai titoli, contengono certamente elementi della tradizione Blues, pur senza poter essere definiti a rigore dei Blues.
I Blues tradizionali seguono generalmente una struttura ricorsiva unica, spesso di 12 battute.
Qui, invece, non solo il numero delle misure si discosta da quel modello, ma la composizione è anche articolata in due sezioni differenti.
Un altro elemento tipico del Blues è il movimento armonico oscillante tra il primo grado (I) e il quarto grado (IV).
In I Got The Blues, però, questo tratto è assente. Al suo posto troviamo una concatenazione armonica dal carattere più cadenzale, tipica della forma canzone.
La sezione A parte infatti da SOL minore (I) che in effetti si dirige verso DO minore (IV), ma subito dopo devìa verso LA minore (II), per poi “gironzolare” ancora un poco prima di riportare il discorso musicale al SOL minore.
La sezione B rappresenta invece una variazione semplificata della A: inizia anch’essa in SOL minore, però poi si dirige, attraverso una cadenza perfetta, verso MI bemolle (bVI). Quest’ultimo, secondo una soluzione molto tradizionale, “scivola” rapidamente verso il V grado (RE7), per concludere nuovamente sul I (SOL minore).
L’assolo di Johnson — al netto della sua eccellente abilità esecutiva — è magistrale: cantabile ma non banale, breve ma denso, perfettamente addentro al contesto di una semplice canzone.
Il bassista ottiene questo risultato scegliendo accuratamente le note in relazione agli accordi sottostanti. Inoltre combina differenti soluzioni lessicali: scala pentatonica blues***, minore armonica e alcuni arpeggi mirati.
Ancora una volta assistiamo dunque a una sapiente fusione tra la forma della canzone e gli elementi del Blues, senza complicazioni: brillanti soluzioni da veri artisti, che non hanno bisogno di pescare in acquitrini di suggestioni timbriche stravaganti o nelle presunte — e infondate — proprietà pseudoscientifiche delle varie intonazioni “magiche”, magari a 432 Hz.
Applausi.
* Di fatto è un quintetto con Shorter in alcuni brani, quindi Daniele voce e chitarre, Johnson basso, Joe Amoruso tastiere, Tullio De Piscopo batteria (e percussioni) e Rosario Jermano percussioni.
** Comunque De Piscopo si distingue per un accompagnamento moderno, caratterizzato da un sofisticato backbeat che riesce a combinare raffinatezza e incisività con un senso di rilassatezza. Durante l'assolo, decide di non utilizzare il rullante, contribuendo così a un'esecuzione più originale e stilisticamente elegante.
*** L'usuale scala pentatonica con la (fugace) aggiunta della quinta bemolle, con la quale inizia l'assolo.

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