Questa è una di quelle, e attiene ai cicli di vita, ai punti di vista e al gioco a somma zero.
L’altro giorno si è chiuso un mio ciclo di vita, iniziato undici anni e un mese fa; tanto importante quanto faticoso.
Va da sé che inizieranno nuove e altre fatiche, ma inserite in altri alvei e con altre traiettorie; pertanto, con risultati necessariamente differenti perché differenti saranno le circostanze esperienziali; eppure…
Innumerabili melodie di vita che costituiscono tanti e complessi intrecci polifonici con moltitudini di timbri e complicate tempistiche ritmiche.
Un ordito esistenziale che talvolta possiamo percepirlo così tortuoso da rasentare la cacofonia; un rumore che talora può essere di fondo, talaltra così al proscenio da essere a stento tollerabile. Ma a volte la trama di vita la percepiamo come un’armonia così dolce e appagante che vorremmo durasse per sempre.
É ovvio che allorquando le traiettorie sono polarizzate in modo evidente le si individuano facilmente, che siano di breve durata o lunghe parecchi anni.
Difficile è riuscire di scorgere i lati positivi e negativi quando la musica di vita è più tenue, meno radicale, gli episodi più sfumati, sinuose variazioni e cadenze senza picchi estremi e torsioni improvvise.
Facendo la tara che la maggioranza di noi tende a farsi influenzare più dalle cose dolorose che da quelle gioiose, se ci si pensa bene - facendo parecchia attenzione a tutte le componenti e gli elementi di questa o quella nostra vicenda nelle varie circostanze, pertanto, assumendo un punto di vista differente dal solito - dovremmo scorgere quell’equilibrio compensativo tra il bene e il male. Il gioco a somma zero.
Nella musica vera e propria, questa somma zero non posso riferirla alla percezione di ognuno, perché ognuno ne ha una sua, soggettiva, data da abitudine, sensibilità, acculturazione ecc. per ciascuno di noi differente e che determina peraltro i nostri gusti musicali (e non il contrario: questi “gusti” non sono innati, c’è sempre una ragione per essi).
Da studioso, a livello teoretico-scientifico, ritengo che gli oggettivi principi musicali attengano a una sorta di equilibrio tra tensioni e risoluzioni, tra movimenti e stasi, in una infinità di dinamiche e varianti cui tuttavia le risultanze finali sono perennemente in armonia tra loro.
La difficoltà di cogliere ciò a livello percettivo è data dal fatto che la musica si svolge nel tempo e con simultanei accadimenti - come nella nostra vita di tutti i giorni - perciò ci si concentra su un fattore o due, facendo poco caso ad altri che intanto ci sono e scorrono.
Dunque, molto spesso la sensazione non è di equilibrio tra chiaro e scuro, stabilità e instabilità, di neutralità, ma di un colore più saturo di qualche componente.
Il suggerimento è ascoltare più volte quelle musiche e ogni volta tentare una prospettiva differente, ossia concentrarsi su qualche diverso elemento, sforzarsi quel tanto che basta per non lasciarsi ridurre dall’abitudine. Un po’ come ripensare alle nostre esperienze di vita (anche quelle di tutti i giorni - il giorno stesso è un ciclo): probabilmente ne usciremo più completi e appagati.

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