Ancora oggi rimane uno dei brani più apprezzati dell'intero repertorio dell'artista; le ragioni del suo successo sono molteplici.
Quanto a me, non posso spiegare con precisione perché questa canzone mi abbia sempre suscitato un'intensa emozione; i motivi sono probabilmente altrettanto numerosi e, almeno in parte, riconducibili alla mia storia personale.
Ciò che posso fare è tentare di mettere a fuoco alcuni dei fattori che la distinguono.
Neppure la melodia presenta caratteristiche particolarmente distintive, non differenziandosi né per soluzioni ritmiche originali né per peculiari nessi intervallari.
Tuttavia, questi elementi, considerati isolatamente, non esauriscono la questione.
La vera peculiarità del brano emerge dalla loro messa in opera, ossia nel modo in cui interagiscono sul piano formale e strutturale.
Lo stesso vale per l'esecuzione e l'interpretazione, in particolare per il lavoro di basso e batteria***, oltre naturalmente alla straordinaria prova vocale di Loredana Bertè; su questi aspetti torneremo più avanti.
La forma è essenziale e si articola in tre sole sezioni, che chiameremo Intro, A e B****.
Come vedremo, il fulcro dell'originalità risiede nella sezione A.
A 26'', dopo la ripetizione dell'introduzione, entra la voce (A).
La melodia è esposta con grande misura e raffinatezza: ruota quasi esclusivamente attorno al Do, facendo pendolo soltanto sulla nota immediatamente inferiore, il Si (con il Re riservato alla conclusione della frase).
A 39'' la sezione viene ripetuta (con un testo differente), quindi fino a 52'' l'armonia permane ostinatamente sul DO insieme con la melodia che lo sottolinea di continuo. Una simile staticità è tutt'altro che frequente in una ballata.
Da qui la tensione emotiva inizia ad aumentare.
L'armonia sale da DO a MIm e, parallelamente, il centro della melodia si sposta sul Mi, alternato al Re, la sua immediata nota diatonica inferiore.
Fanno il loro ingresso basso e batteria, entrambi a punteggiare con estrema discrezione, mentre il pianoforte rilancia il discorso musicale con una breve figura ascendente di tre note ribattute.
Questa volta, però, la stasi iniziale non si prolunga.
A 58'' tutto si innalza: l'armonia approda al FA e la melodia si assesta sulla nuova regione sonora toccando la stessa nota, a volte discendendo cromaticamente in Mi.
Anche la figura del pianoforte si innalza e, soprattutto, cresce progressivamente l'intensità dell'interpretazione vocale.
A 1'04'' si compie un ulteriore passo verso l'alto: l'armonia raggiunge il SOL con la melodia che segue.
La voce acquisisce un timbro più ruvido e un'intensità espressiva sempre maggiore.
Giunti a 1'10'' (“io mi vestivo di ricordi”), il parallelo processo ascendente è sospeso: l'armonia ritorna al MIm, mentre la melodia resta obliquamente sul Sol.
La sospensione dura poco: già a 1'16'' la progressione riprende, con la melodia che sale al La e l'armonia che ritorna al FA.
Lo schema si ripete fino al culmine, raggiunto a 1'35''.
È qui che avviene la trasformazione decisiva: una melodia fino ad allora quasi immota come altezze, organizzata attorno a pochissimi gradi congiunti, arrivata al Do finalmente si libera, acquisendo un profilo più ampio e mobile, per sfociare infine in un vero e proprio slancio lirico.
A sostenere questa espansione concorrono anche l'arricchimento della strumentazione***** pure con l'ingresso di una chitarra elettrica distorta (che insolitamente sottolinea in levare le ultime terzine del ritmo).
Solo a questo punto giunge la sezione B, con il liberatorio “Sei bellissima”.
Siamo a 1'40'': la linea melodica si fa più estesa e cantabile, mentre la ritmica ha un incedere deciso.
Rilevante è il lavoro del basso (malgrado non sia messo in evidenza dal missaggio), che in alcuni passaggi procede con un walking al doppio della pulsazione terzinata.
Anche la batteria, pur nella sua semplicità, svolge un ruolo determinante.
Cassa e rullante mettono “a terra” il tempo, scandendolo con pochi colpi ma con molta energia, mentre il piatto ride sottolinea con regolarità gli ultimi quattro sedicesimi della terzina, conferendo al groove un peculiare equilibrio tra decisione e respiro, tra puntualità e leggerezza quasi aerea.
A 2'26'' un breve ponte sospensivo introduce il ritorno dell'Intro.
Da qui il brano, in maniera più concisa, ripercorre il medesimo itinerario formale fino alla ripresa della sezione B, che è ripetuta sino al finale - sfumando progressivamente - arricchita da interventi più incisivi degli strumentisti e da qualche coro.
In definitiva, il brano si fonda sulla progressiva intensificazione della tensione nella sezione A, che si risolve nel più vasto e lirico disegno melodico e nella maggiore mobilità armonica della sezione B.
Pur impiegando un materiale melodico estremamente limitato dal punto di vista delle altezze nella A, Loredana Bertè riesce a costruire un percorso narrativo di notevole intensità espressiva.
L'apparente semplicità della linea vocale di questa sezione si rivela infatti il presupposto di una resa interpretativa capace di conferire profondità e complessità emotiva a un'ordinaria vicenda quotidiana, grazie anche alla solidità dell'impianto compositivo e dell'elaborazione musicale.
L'efficacia del risultato risiede soprattutto nella qualità della sua interpretazione, caratterizzata da una ricca tavolozza di risorse tecnico-espressive: dalla scansione ritmico-sillabica ai portamenti vocalici, fino al magistrale controllo delle variazioni timbriche e dinamiche, in costante subordinazione alla costruzione della tensione formale.
Determinante è anche il contributo di musicisti e direttori musicali di gran livello, come Mario Lavezzi e Vince Tempera; insieme a Bertè hanno saputo individuare e realizzare brillanti soluzioni assai funzionali al brano.
Le versioni successive, in particolare quelle di Syria e di Dolcenera, manifestano per contrasto quanto quello fosse un punto di arrivo, risultando assai poco profonde e incisive sia nelle scelte d'arrangiamento, sia nell'esecuzione strumentale, sia nell'interpretazione vocale.
D’altra parte, benché rimanga di buon livello e sia affidata ad alcuni musicisti di grande esperienza, pure la versione dal vivo pubblicata dalla stessa Loredana Bertè (ancora in gran forma) in Bertex – Ingresso libero (1994) non è all’altezza dell'originale.
* La versione originale aveva un verso che fu poi modificato perché ritenuto troppo esplicitamente legato alla sfera sessuale: “a letto mi diceva sempre / non vali che un po' più di niente"
sostituito da "e poi mi diceva sempre / non vali che un po' più di niente".
Il brano fu composto da Claudio Daiano (testo) e Gian Pietro Felisatti (musica).
** Spiagge di Notte è il retro del singolo, e fu inserito anch’esso nell’album, chiudendolo.
*** Nell’album non ci sono crediti, ma è la stessa Berté a informarci che al basso c’era Bob Callero e alla batteria Gianni Dall’Aglio, due grandi professionisti dell’epoca, che suonarono anche con Lucio Battisti e nel gruppo Il Volo, proprio insieme con Mario Lavezzi e Vince Tempera, co-protagonisti di Normale o Super anche come arrangiatori e produttori.
**** In sintesi le sezioni del brano: Intro / A / B / ponte-Intro / A / B finale
***** In particolare una sezione di archi che “svolazza” con raffiche di note a parabole sempre più alte; quasi thrilling. Altresì è poi aggiunta una tastiera clavinet, tipica nel funkeggiare dell’epoca.

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