Da quel momento in poi, il panorama musicale non sarebbe più stato lo stesso.
Per portata e qualità, questo fenomeno contribuì a un arricchimento straordinario del mondo musicale occidentale.
In particolare, i due poli dell’Occidente, America ed Europa, iniziarono a rivolgere uno sguardo sempre più profondo verso l’Oriente, superando approcci superficiali o occasionali esotismi del passato, nonché visioni legate esclusivamente a prospettive locali.
Dalle suggestioni agli incroci autentici
Proprio nell’Ottocento prese forma una potente e feconda spinta verso l’ibridazione musicale, lasciando alle spalle gli sporadici e rudimentali episodi precedenti.
Si pensi, per esempio, al Rondò alla turca di Mozart del 1783 o alla peculiare eredità musicale della Spagna medievale islamica, che avrebbe poi dato origine a tradizioni popolari come il Flamenco.
Negli Stati Uniti, invece, il tragico capitolo della tratta degli schiavi africani portò alla nascita di una fondamentale commistione tra armonie europee, strumenti occidentali, inni protestanti, marce e danze europee e le peculiarità ritmiche, melodiche, vocali e formali africane.
Da questo straordinario incontro culturale nacquero generi e stili come Blues e Jazz, Spiritual e Gospel, ma anche Samba, Son cubano, Merengue e molti altri.
Se dunque l’America “guardò” al proprio Oriente — l’Africa — l’Europa occidentale si rivolse al suo: dapprima quello più vicino, poi quello più lontano.
Un esempio emblematico è rappresentato dalle Hungarian Rhapsodies di Franz Liszt, ciclo di diciannove composizioni per pianoforte solo* scritte tra il 1846 e il 1885.
Queste opere costituiscono una sintesi affascinante tra virtuosismo pianistico e melodie popolari ungheresi, e rappresentano uno dei vertici del Romanticismo europeo.
Trasposta in DO, essa risulta formata da: Do, Re, Mib, Fa#, Sol, Lab, Si, Do.
Tra Spagna e Russia: nuove contaminazioni
Da qui in avanti gli esempi si moltiplicarono: alcuni notissimi, come Carmen (1874) di Georges Bizet e Capriccio espagnol (1887) e Shahrazad (1888) di Nikolaj Rimskij-Korsakov, legati alle modalità frigio-araba, oltre alle scale "ungheresi" (Shahrazad).
Altri meno conosciuti ma altrettanto significativi, come Tamara e soprattutto Islamey (1869) del compositore russo Milij Alekseevič Balakirev.
Quest’ultimo fu un importante punto di riferimento per compositori come Modest Musorgskij, lo stesso Rimskij-Korsakov e Aleksandr Borodin, ed ebbe rapporti anche con il più celebre Pëtr Il’ič Čajkovskij.
Seguirono ulteriori e rilevanti commistioni con Brahms e Dvořák, che si avvicinò all’America con la celebre Sinfonia n. 9, nota come Dal Nuovo Mondo.
Non solo dimostrò un’apertura verso l’Oriente asiatico, ma sviluppò anche un’ibridazione più profonda, strutturando alcune composizioni su scale insolite sia per il panorama europeo tradizionale sia in senso assoluto.
Si tratta spesso di scale “difettive” — con un numero ridotto di intervalli — come le pentatoniche e la scala Esatonale, ben esemplificate in brani come Pagodes (1903) e Voiles (1909).
Un viaggio ancora aperto
Nel corso del Novecento gli esempi si moltiplicarono ulteriormente: numerosi compositori, attivi anche nell’ambito del Jazz, del Pop e oltre, seppero integrare in modo ampio e profondo tradizioni musicali provenienti da contesti apparentemente molto distanti tra loro.
A partire dunque dal celebre Rondò alla turca di Mozart — in cui, tuttavia, non vi è nulla di autenticamente etnico e ben poco di realmente esotico, se non qualche suggestione evocata dal titolo — si sono avviati molti affascinanti viaggi musicali.
E molti altri restano ancora da compiere, non tanto verso culture già esistenti, quanto piuttosto verso nuove e ancora sconosciute destinazioni.
* In seguito Liszt orchestrò personalmente alcune di queste composizioni.

Feed RSS