Credere che vi sia un'unica causa è ingenuo e illusorio; i fattori sono molteplici, legati a variabili sia interdipendenti sia autonome.
C’è però una ragione in particolare su cui desidero tornare a riflettere, ritenendola fondamentale.
D’altronde individuare le cause profonde di questa stasi, analizzarle con rigore e proporre nuove prospettive concrete ritengo sia importante per tentare di superare l'incaglio.
Non serve tirare in ballo modelli differenti: da un lato sistemi basati su altre divisioni dello spazio acustico (con intonazioni estranee alla scala Cromatica), dall’altro quelli che negano ogni temperamento.
Basti pensare allo Spettralismo, dove la composizione opera sul continuo delle frequenze fisiche in Hertz, calcolando le reali distanze acustiche tra i parziali d'un suono.
Comunque, se movimenti come lo Spettralismo hanno intuito questo potenziale operando sul continuo delle frequenze fisiche, la sfida oggi è applicare questo principio dentro i confini del nostro Temperamento Equabile.
Ciò quindi significa adottare la sintonizzazione equabile delle dodici altezze, ma rifiutarne la logica funzionale, usando la griglia temperata non più come un ciclo ripetitivo a modulo 12, bensì come una mappa di stazioni topografiche fisse lungo una retta infinita.
Le note mantengono la loro intonazione convenzionale, ma perdono il diritto di replicare la propria funzione da un registro all'altro.
Come ho già sostenuto in passato, le combinazioni di note in grado di generare musiche con significativi elementi di novità sono innumerevoli; c'è dunque ancora moltissimo da fare.
Se però negli ultimi anni qualche passo avanti è stato compiuto nell’esplorare nuove possibilità ritmiche - spesso molto intricate, complice l'aiuto di potenti sequencer digitali -, sul fronte armonico e melodico non si è registrato sostanzialmente alcun progresso.
Ritengo che la ragione squisitamente musicale di questa stasi risieda nel principio “universale” dell’equivalenza d’ottava.
Si tratta del comune denominatore che unisce il Sistema Tonale e le successive avanguardie storiche (Seconda scuola di Vienna: Atonalità, Dodecafonia, Serialismo).
Entrambi i mondi, infatti, condividono l'idea dell'ottava come un anello chiuso che arrotola il continuo lineare delle altezze in una circonferenza: l’Orologio Cromatico dei dodici suoni, dove la distanza ciclica è calcolata in modulo 12.
Sistemi di un'efficienza (e quindi di un'efficacia) straordinaria, che hanno generato secoli di capolavori, ma che da decenni mostrano ormai la corda.
È opportuno dunque, innanzitutto, mostrare come e perché l'equivalenza d'ottava rappresenti un'astrazione che annebbia e limita il reale orizzonte della musica.
Presenterò inizialmente le due prospettive in termini concettuali - quasi geometrici -, per poi declinarle in altri termini. Cercherò di semplificare al massimo l'esposizione, con l'auspicio di chiarire come la non-equivalenza d'ottava possa contribuire a rinnovare il linguaggio musicale
L’equivalenza d’ottava è un anello chiuso. Prende il continuo lineare delle altezze, segna i raddoppi di frequenza e lo arrotola in una circonferenza: l’Orologio Cromatico dei dodici suoni.
Con la distanza ciclica calcolata in modulo 12, ogni dodici semitoni ci si ritrova al punto di partenza, nella stessa classe d'altezza. Ruotare il cerchio equivale a trasporre una serie di note, la cui geometria resta intatta su tutto il percorso.
Il suono viene così codificato in un'astrazione e la singola nota si trasforma in una pura categoria mentale: un Do resta un Do quale che sia il registro. Si dà priorità alla mappa rispetto al territorio, facendo prevalere la forma geometrica della serie sulla sua concretezza fisica.
Ne derivano architetture armoniche, concatenazioni e linee melodiche plasmate sul "ritorno a casa": se è astrattamente Do, a prescindere dal registro (Do1, Do2, Do3, ecc.), esso rappresenterà sempre “casa”.
La non equivalenza d’ottava è una retta continua, fatta di frequenze assolute e sviluppata in uno spazio unidirezionale, in cui nessuna nota si ripete e ogni frequenza occupa una posizione topologica unica. L’intervallo misura lo spazio reale e logaritmico tra le note-frequenze, senza mai azzerarsi né riavvolgersi. Traslare una forma lungo la retta ne conserva la dima astratta, ma ne altera profondamente l'interazione con l'ambiente acustico.
Se il "modulo 12" rappresenta il trionfo dell'idealismo e del simbolo, la "retta continua" sancisce la vittoria della fenomenologia e della materia: il suono è un evento fisico unico.
Non vi sono etichette funzionali - tonali o atonali che siano -, ma soltanto corpi vibranti situati in punti precisi dello spazio.
La materia acustica (frequenza, densità, timbro, intensità) prevale così sulla sovrastruttura simbolica.
La "tonica" scompare come codice astratto e si trasforma in un centro di massa preciso, unico e puntiforme; la tensione si misura in base alla distanza fisica e alla specificità acustica da quel centro determinato. Rimuovendo i concetti e le pratiche dei rivolti e delle classi di note, basta spostare una combinazione di frequenze anche solo di pochi Hertz per trasformarla in qualcosa di significativamente diverso.
Così facendo non si smarrisce il senso del centro, ma solo l'illusione (o la convinzione) che esso possa trovarsi ovunque: si passa da una tonalità “ideologica” a una tonalità squisitamente “spaziale e materiale”.
Quando applichiamo l'equivalenza d'ottava compiamo un'operazione di astrazione: “comprimiamo” la complessità del mondo acustico per catalogarla ed eseguirla con maggiore facilità.
È un'invenzione geniale sul piano dell'organizzazione e della memoria, che tuttavia paga un prezzo: sfocare l'identità irripetibile di ciascuna frequenza.
Svincolandosi dall'equivalenza d'ottava, la nota smette di essere un simbolo astratto.
Un suono a 110 Hz non è la stessa cosa di uno a 440 Hz.
Il primo ha una presenza fisica, viscerale, con una lunghezza d'onda di oltre tre metri in grado di far vibrare la cassa toracica; il secondo presenta una penetranza e un'agilità acustica del tutto diverse (con i suoi 78 cm). A prescindere dal fatto che vengano definiti entrambi "La", trattarli come un'unica entità significa ignorarne la sostanza fisica.
Inoltre, le relazioni intervallari si rivelano sempre contestuali, mai generiche: un intervallo di terza nel registro grave genera battimenti acustici, densità e un colore scuro e granuloso; lo stesso intervallo, tre ottave più sopra, risulta etereo, limpido e trasparente.
Senza l'ottava ideologica a livellarli sotto la medesima etichetta, questi due rapporti tornano a essere esperienze fisiche ed emotive profondamente distinte.
Pur mantenendo identica la struttura geometrica della serie, la sua incarnazione sonora si rinnova: ogni traslazione cessa di essere una replica per diventare un evento del tutto inedito.
In conclusione, accenno brevemente a un paio di semplici applicazioni pratiche - concetti già affrontati nei miei articoli e trattati più diffusamente nei miei libri.
Il primo impatto si riflette sulla grammatica armonica, scardinando alla radice il concetto stesso di "rivolto".
Nella teoria tradizionale, l'inversione delle altezze è un'operazione puramente astratta che sposta gli elementi senza mutare l'essenza dell'accordo.
Ma se ogni frequenza occupa una posizione unica e irripetibile lungo la retta acustica, l'ordine verticale dei suoni diventa assoluto e non più manipolabile.
Senza l'equivalenza d'ottava, il campo armonico si dilata così in modo straordinario e i rivolti, semplicemente, cessano di esistere.
Un Do maggiore (Do-Mi-Sol) è esclusivamente tale; la combinazione Mi-Sol-Do non rappresenta un Do/Mi (Do con basso Mi), bensì un Mi minore con sesta minore (Mim b6 o ♯5) - ossia una sorta di Mi minore aumentato (con la quinta eccedente).
Se inteso in questo senso, e non come un banale rivolto di Do maggiore, questo accordo non può che innescare soluzioni musicali inedite.
La seconda conseguenza riguarda le iperscale: strutture il cui sviluppo non si esaurisce entro lo spazio ristretto di un'ottava, ma si dispiega lungo più ottave.
Si tratta di un principio applicabile a qualsiasi serie di note, di cui nei miei Quaderni Musicologici ho tracciato due modelli paradigmatici.
Volendo sintetizzare questa visione in un'immagine, l'equivalenza d'ottava - il modulo 12 - è come un mappamondo sferico: un'invenzione geniale che racchiude l'infinito in un globo tascabile e facilmente conoscibile.
La retta continua rappresenta invece il territorio reale: un paesaggio aperto e virtualmente sconfinato, da esplorare con un autentico senso di avventura.
P.S. Siccome sono un chitarrista, aggiungo che questo strumento amplifica ulteriormente il senso di spazio fisico delle note, dimostrando che la tastiera non è un abaco astratto.
Sulla chitarra, la stessa identica nota (alla medesima frequenza) può essere eseguita in posizioni diverse su corde diverse, perciò con differenti tensioni e spessori fisici, quindi timbri ben distinti.
La chitarra ha meno di 50 note di estensione, ma 150 modi di suonarle. Se al pianoforte le sue 88 note hanno solo una casa, sulla chitarra le sue "poche" note vivono in 150 case diverse.
Pertanto il bravo chitarrista è abituato a non trattare la tastiera come un semplice generatore di classi di note (Do, Re, Mi), evitando di perdere di vista la natura fisica dello strumento.
Dunque, a maggior ragione, due "Do" a distanza di un'ottava sulla chitarra muovono masse d'aria e implicano tassi di coordinazione motoria del tutto privi di sovrapponibilità.
Su questo e altri temi ho pubblicato il libro "Quaderni Musicologici".

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