Carlo Pasceri
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Lo Zig-Zag Tonale: Come eludere la "casa" e liberare la melodia

17/4/2026

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​​Fu la tradizione pitagorica a istituire la pratica volta a raggiungere una condizione divina e immortale dell’anima, in virtù di una Conoscenza coltivata mediante speculazioni matematico-musicali; la chiamarono vita filosofica. La musica, per loro, era parallela alla sapienza.
Trovo assai utile iniziare concependo la musica in modo parecchio semplice, tanto basico e macroscopico quanto efficiente; un approccio che, per certi versi, molti potrebbero trovare sorprendente.
​Che si tratti di una garbata canzone tonale di Elton John o di una dura e abrasiva dei Deep Purple, di un martellante funk modale di James Brown o di un complicato riff della Mahavishnu Orchestra, quasi mai si sfugge al concetto di centro e periferia dello spazio sonoro.
​Sbaglia chi considera questa caratteristica esclusiva della musica tonale — con le sue molteplici sfaccettature che spaziano dal Barocco al Romanticismo, dal Bebop all’Hard Rock, tra imponenti schemi cadenzali e melodici.
In realtà, la presenza di un centro e di una periferia è una prerogativa che accomuna anche tutta la musica modale: dal canto gregoriano alle composizioni di Miles Davis, fino alla musica etnica extra-occidentale.

Ciò che fa realmente la differenza, in modo altamente strategico e profondamente estetico, è il grado di tensione verso il centro (la nota fondamentale*) o, al contrario, verso la periferia.
Le convergenze e le divergenze rispetto a questa nota centrale possono essere realizzate — e lo sono state nel corso del tempo — attraverso numerosi approcci: supportate da armonie accordali o da contrappunti melodici, marcate da una grande mobilità o da una ferma insistenza.

Il significato del discorso musicale emerge proprio nell'identificazione del nucleo centrale di attrazione e dei suoi satelliti, con le loro varie gerarchie, ruoli, cuspidi e aree grigie; la definizione dell'argomentazione musicale e il suo sviluppo risiedono interamente qui.
Ne deriva uno scenario alternativo, basato sulla ricerca di una forma di sospensione o sulla creazione di un'ambiguità estrema intorno alla potentissima nota principale, quella che esercita la maggior forza attrattiva. Per raggiungere tale scopo, esistono diversi criteri validi.

Storicamente, l'approccio più antico è anche il più semplice dal punto di vista concettuale (al limite del banale e discutibile sul piano ontologico): consiste nell'alternare molto velocemente diverse note di attrazione, creando con schemi armonici molteplici centri tonali in rapido mutamento.
Tra gli esempi più celebri spicca il vertiginoso Giant Steps di John Coltrane.
Al contrario, il percorso più sistemico e rivoluzionario è quello della Dodecafonia di Arnold Schoenberg, senza dimenticare il fondamentale contributo del Free Jazz di Ornette Coleman.

Facendo la tara alle due strutture scalari** più mutevoli di tutte, la Cromatica e l'Esatonale — nel senso che basta percorrerle pedissequamente affinché ogni nota enunciata assuma il ruolo di fondamentale — si può riuscire nell’impresa di sottrarsi al gioco attrattivo di una nota (che conduce invariabilmente a una soluzione scontata e prevedibile, da molti preferita).
​Selezionando in modo estremamente accurato gli intervalli si evita che la struttura conduca automaticamente a conclusioni canoniche.
​
Ecco un brevissimo esempio di pura linea melodica di questo tipo:
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Quindi senza ricorrere a scale esoteriche - e non applicando astutamente intervalli di seconda maggiore, quarta e quinta (che eludono facilmente il centro di gravità) - comunque si riesce a imprimere alla linea un coerente e non astruso "zig-zag tonale". Un andamento che potrebbe far approdare un po’ dovunque, facendoci percepire ogni punto come un possibile centro, una “casa”.
​Dunque, pure impiegando la più abusata delle scale, la Maggiore (magari di DO, però iniziando da una nota diversa) e sfruttando perlopiù i tradizionalissimi intervalli di terze e seconde, ecco che più di una nota può essere percepita come fondamentale; un effetto parecchio inusuale.
​

* Diffusamente si usano i termini tonica per designare la prima nota di una scala e fondamentale per quella da cui si forma un accordo; io preferisco usare fondamentale in entrambi i casi (differenziandomi dalla convenzione). "Tonica" mi piace poco: anche etimologicamente la trovo strana e poco attinente (tensione/tono); propendo per "fondamentale" anche per indicare la nota matrice di una scala giacché ne chiarisce immediatamente il valore e il senso.

** Tra le scale più comuni - che hanno più di una classe d’intervallo e non sono simmetriche - la pentatonica anemitonica (usata nel Blues e in tantissimo altro) è quella che offre più eccentricità e meno effetto centripeto verso una fondamentale.
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    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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