Queste (in ordine alfabetico) le caratteristiche che nel corso degli anni ho apprezzato di più dei solisti; non solo chitarristi, ma anche di pianisti, fiatisti ecc.
Ed essendo a mia volta uno strumentista, ho tentato di acquisirle e svilupparle più possibile. Pure perché, a ben pensarci, sono le caratteristiche fondamentali che eventualmente comprendono le altre.
Per melodicità l’andare oltre la mera cantabilità o liricità (qualcosa di facilmente intonabile – anche solo mentalmente - giacché semplice e breve magari ripetuto e nel registro alto): esporre una linea di note che sia tra lo scorrere scalare e movimenti più ampi (intervalli di terze, quarte ecc.) con ritmi non banali (quindi poca simmetricità nelle durate delle note).
Per potenza intendo grande intensità energetica che genera un’effettiva grande ampiezza volumetrica, quindi esiti fisici timbrico-sonici (armoniche molto evidenti che producono un suono particolarmente “vivo”), non ottenibili dall’espediente di alzare la parte nel missaggio tra strumenti: ma è facile confondere potenza con “alto volume nel mix”.
Per raffinatezza la capacità armolodica di scegliere peculiari sequenze di note derivate da inconsuete soluzioni scalari (o di arpeggi) nelle sovrapposizioni ad accordi o riff.
Agile, melodico, potente e raffinato, quattro attributi qualitativi del suonare solistico che, come accennato, comprendono tutti gli altri; la sofisticatezza insita di queste caratteristiche che si può manifestare non necessariamente in modo contemporaneo, ma anche una per volta.
Alcuni grandi solisti, addirittura dei fuoriclasse, non le hanno tutte e quattro in senso assoluto, o comunque non sviluppate in modo notevole.
Per esempio, gli strumentisti rock, specialmente quelli più “datati”, non hanno particolare raffinatezza, anzi.
Nell’ambito chitarristico i vari Hendrix, Jeff Beck, Page, Santana, Steve Vai ecc. (ma anche un gigante delle tastiere come Keith Emerson) si possono distinguere - chi più chi meno - per potenza, agilità e melodicità, ma non per raffinatezze armolodiche (che sono prerogative dei musicisti jazz e fusion), benché loro maggiormente di altri rocker hanno fatto qualcosa in più in tal senso. E un Fripp più raffinato ancora, ma certamente non potente.
Invece, per esempio, McLaughlin, Scofield, Scott Henderson, Metheny e Holdsworth grandissime raffinatezze. Però a quest’ultimo - che è particolarmente sofisticato nelle scelte armolodiche - manca la potenza (che per i chitarristi è data dalla mano che impatta le corde e lui quasi le sfiora e spesso proprio non le tocca - “legando” con l’altra), e l’agilità (pur essendo sommamente veloce è assai omogeneo e simmetrico nell’articolazione dinamica e ritmica). E a Metheny manca la potenza (non a Tal Farlow o Benson), ma è estremamente melodico.
Insomma, non è semplice discernere analiticamente quelle quattro fondamentali caratteristiche, ci si può confondere facilmente, tuttavia con un attento ascolto - mediante le distinzioni che abbiamo appena visto - si possono conoscere meglio le peculiarità solistiche dei nostri musicisti preferiti.
Sull'argomento "chitarristi solisti e assoli" ho pubblicato il libro 📙 Eroi elettrici - I grandi solisti della chitarra

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