Non di rado, tuttavia, un assolo è in grado di accrescere in modo significativo il valore artistico di un pezzo. Proprio per questo vale la pena comprenderne meglio la natura: una vera e propria “arte nell’arte”.
Più un pezzo ci piace, più tenderemo ad apprezzarne anche l’assolo.
L’atmosfera, il contesto e il legame emotivo con i propri brani preferiti portano l’ascoltatore a innamorarsi degli assoli in essi contenuti, spesso senza dedicare loro l’attenzione che meriterebbero.
D’altra parte, la durata di un assolo è spesso* inferiore rispetto al resto del brano (melodie, riff, groove), generalmente più “martellante”.
Eppure, proprio l’assolo introduce elementi di novità: da qui la sua importanza. Per questo è utile comprenderne l’anatomia.
Non è difficile: vediamone i principali elementi.
Il fine di chi compie un assolo è “narrare” qualcosa che susciti interesse.
Poiché si colloca quasi sempre dopo reiterate esposizioni melodiche** che hanno già catturato l’attenzione, il solista deve evitare che il coinvolgimento cali: deve ammaliare, suggestionare, emozionare.
Tende al pathos (più che all'ethos).
Per farlo, si avvale di diverse tecniche — spesso combinabili tra loro — tra cui:
- l’uso di registri medio-alti / alti***
- l’impiego di ostinati****
- l’esecuzione veloce
Lo “scenario” in cui si sviluppa un assolo è assai importante: ciò che è avvenuto prima, sia in termini di atmosfera sia di struttura melodico-armonica.
È molto efficace riprendere elementi melodici già presenti nel brano, variandoli e intrecciandoli con dei nuovi.
Qui entra in gioco il fraseggio melodico: la capacità di creare linee che - sebbene possano talvolta avvalersi delle tecniche succitate - risultino indipendenti, capaci di emergere come frammenti di nuove melodie (più o meno cantabili).
Si tratta quindi di costruire linee con una forte identità ritmica e/o con connessioni intervallari significative, cioè con un certo grado di originalità nelle combinazioni delle note.
Questa originalità non deve essere necessariamente assoluta: ma può manifestarsi anche in relazione al contesto armonico. Una sequenza di note, pur traendole da una scontatissima scala, può risultare alquanto originale se inserita in modo attento, peculiare, nell’armonia.
Ad esempio: sull’accordo DO (Do-Mi-Sol) è comune suonare alquanto fluidamente le note della scala di DO (Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do), in maniera piuttosto indifferente, senza particolari scelte, senza conferire determinate enfasi tramite accenti e ritmo.
Ma se invece si privilegiano note come Re e La, oppure Fa e Si (o loro combinazioni), collegandole alle note dell’accordo, si può ottenere un buon grado di originalità, pur avendo usato il lessico più banale.
In sintesi, un assolo combina elementi formali e contenuti melodici.
La sua costruzione, solitamente articolata in tre principali fasi (entrata, sviluppo e uscita), si basa su aspetti chiave: la scelta dei registri (gravi, medi, acuti), l’uso delle ripetizioni, la velocità esecutiva, la rielaborazione di melodie e riff esistenti e, nei casi più rari e complessi, la creazione di frasi melodiche completamente nuove.
* Con l’eccezione di generi strumentali come Jazz e Jazz-Rock ecc.
** Un assolo può comparire anche subito dopo un riff melodico-armonico, senza che ciò cambi sostanzialmente la cosa.
*** L’efficacia può essere aumentata raggiungendo le note alte tramite rapide ascese, glissati, "piegandole" con bending: se si insiste così in questo registro, si accresce sensibilmente il pathos, il portato di espressività, l'impatto emotivo sull'ascoltatore.
**** Rapida e insistita reiterazione di pochissime note.

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