Tra le piccole novità, si segnala l’inserimento garbato, qua e là, di una sezione d’archi (oltre alle percussioni di Dick Smith).
Un’altra novità riguarda la quasi equa suddivisione autoriale: dei sette brani presenti, due sono firmati da Tommaso, due da Biriaco, mentre Sidney, Fasoli e D’Andrea ne hanno composto uno ciascuno.
Il loro Jazz-Rock — da sempre caratterizzato da una grande cantabilità — qui si ibrida ancor più con la Fusion.
Quindi soluzioni più morbide e semplici, sia sul piano strutturale sia su quello sovrastrutturale*, con un conseguente aumento della fruibilità complessiva del lavoro**.
Detto ciò, e segnalati i due assoli più notevoli dell’album — quello “tyneriano” di pianoforte in Tarlumbana e quello di chitarra, carico di pathos, in Acoustic Image — sono i poco più di due minuti di Myosotis a emergere: una gemma composta da Biriaco.
Il brano principia in DO e, già dopo pochi secondi (0’17’’), presenta una torsione verso una tonalità lontanissima, LAb minore, realizzata magistralmente attraverso la nota perno Mi. Da qui la melodia si sviluppa in modo ancor più sinuoso e lirico.
A 0’35’’ deviazione mediante la nota Sol che conduce a un fraseggio in MI minore (tonalità affine al DO), fungendo da transizione verso il ritorno alla tonalità iniziale, che si compie a 0’45’’. Qui viene ripresa la primissima frase del tema, con l’ingresso degli archi.
Tuttavia, la sezione non si ripete in modo pedissequo, come spesso accade: il discorso prosegue in modo diverso. Già a 0’55’’, con un cambio di registro e di materiale melodico, si prepara la torsione tonale, che si realizza a 0’59’’.
Anche in questo caso, il fraseggio non replica quello precedente: richiama vagamente le parti iniziali, ma va oltre la semplice variazione o parafrasi. Si può quindi parlare di sezioni autonome, pur strettamente correlate con quelle originarie.
A 1’09’’ la melodia rientra nell’alveo del MI minore, si sviluppa rapidamente e poi si acquieta (nel frattempo gli archi scompaiono) sulle note Mi e Si, reiterate come base per il rilancio della frase iniziale del tema. Questa terza esposizione (1’39’’) mantiene solo le prime tre note identiche (il pendolo Mi–Fa–Mi), differenziandosi poi anche sul piano ritmico.
Pianoforte e sax soprano proseguono in modo quasi mesto, fino a ricongiungersi perfettamente nelle tre note finali, che però non trasmettono un senso di conclusione: al contrario, generano slancio e tensione***.
Myosotis è un brano peculiare, distante anche dalla tipica ballad jazz (e privo di affinità con il Progressive), nonostante la presenza marcata di elementi di matrice classica. Più che altro, sembra configurarsi come un’ibridazione tra Jazz e Classica: le linee melodiche richiamano quest’ultima, mentre la rapidità delle modulazioni, le variazioni e le parafrasi rimandano al Jazz.
Per vari motivi, i Perigeo si sciolsero poco tempo dopo, proprio quando erano all’apice della loro popolarità tra gli appassionati.
Forse anche per questo la loro storia e la loro musica continuano ancora oggi — a oltre mezzo secolo di distanza — a essere avvolte da un’aura di grande valore e rilevanza pienamente meritata.
* Le strutture musicali riguardano melodie, ritmi e armonie; le sovrastrutture, principalmente, timbri e velocità.
** Non mancano accenni alla musica brasiliana (Terra Rossa).
*** Da notare che a 1’56’’ entra un Do basso tenuto (con arco) che, insieme all’arpeggio melodico finale Mi/Sol#/Si (a 2'10'') suggerisce l'accordo DOM7#5.

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