Di là delle arti figurative — per loro natura statiche, benché spesso dense di simboli e allegorie talvolta complesse ed esoteriche — la letteratura, grazie al testo, può trascendere l’esperienza ordinaria: e qui sta il suo enorme fascino.
In questo senso la letteratura è ben più che sincronica e diacronica perché, a differenza della vita e della musica, può intrecciare molte storie e scenari da diverse prospettive; con locuzioni semplicissime — «nel frattempo», «il giorno prima» — piega a piacere il tempo e lo spazio dell’esistenze. E noi, affascinati, contempliamo.
La musica, invece, come la vita, non può farlo: scorre ineluttabilmente in avanti e, pur percependo l’alone di ciò che la circonda, dobbiamo scegliere una prospettiva, uno strumento alla volta.
Quasi sempre è così; è percepibile individualmente non collettivamente, certo, con l’esperienza impariamo a cogliere meglio quell’alone, a passare dall’aspetto armonico al ritmico, a comprenderne l’intreccio. Ma per farlo davvero — e bene — occorre riascoltare, più volte, quel brano, quel passaggio, concentrarsi sui vari aspetti individuali, e poi tentare di fonderli. Ma ciò non è il normale fruire la musica.
Per questo essa è l’unica forma d’arte pienamente attiva nel presente: ci raggiunge, istante dopo istante, come energia vibrante — onde sonore che ci toccano come una mano sul braccio — e si dipana nel tempo cronometrico, pulsando come un cuore o un respiro.
La poesia, com’è noto, le è affine: a differenza di racconti e romanzi, è profondamente individuale, ha strutture più semplici sul piano prospettico e temporale, e sussiste di metriche e ritmi. (Non a caso i testi delle canzoni ne ricalcano i procedimenti.)
Così la musica, perfetta ammaliatrice, unisce da un lato l’invenzione di vibranti suoni «poetici» e pulsanti, dall’altro la vitalità di accadimenti che risuonano con le nostre esistenze nel fluire temporale.
Bifronte, non esiste in natura: la generiamo noi, e proprio per questo somiglia così tanto allo scorrere della vita. Eppure, al suo cospetto, possiamo astrarci: ci trasporta in dimensioni peculiari, metafisiche, dove soltanto la nostra fantasia e immaginazione fanno da confine.
Insomma, più di quanto si creda, il suo fascino — a cui quasi nessuno è immune — nasce da caratteristiche pressoché uniche nel panorama delle arti.
Per quanto i racconti ci facciano immedesimare in altre vite, e ci immergano in storie bellissime ed emozionanti, intricate, appassionanti, sappiamo che sono finzioni.
La musica no: non è mai una finzione.

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