Carlo Pasceri
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Libro Eroi Elettrici

Il ritmo del Prog, un caso eccellente

6/4/2025

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Tra le cose più significative che caratterizzano il Progressive – a parte il fatto che è molto meno diffuso di quanto creduto comunemente* e quindi per questo ancor più prezioso – è la peculiare amalgama tra le complessità di tutti gli elementi in gioco (ritmo, melodia, armonia, timbro e forma).
E siccome discendente dalla Classica ma scevro dai generi e stili afroamericani** (notoriamente incentrati sul ritmo), il fattore più sorprendente è quello ritmico. Anche perché in termini di complicanze nella Classica l’elemento puramente ritmico-metrico non è così diffuso, al netto di alcuni giganti del Novecento.
​
In tal senso gli Yes hanno avuto nella coppia della “ritmica” (basso-batteria) due tra i migliori musicisti che il Rock e dintorni ha espresso: Chris Squire e Bill Bruford.
É noto che la loro collaborazione nel gruppo (dell’età d’oro) s’interruppe nel 1972 col disco Close to the Edge, tuttavia nel 1975 riprese per il primo disco solista di Squire: Fish Out of Water.
Ancorché nel periodo in cui il Progressive, ma anche il Rock tutto, cominciava a declinare verso forme ed espressioni ben più semplici, disimpegnate e disimpegnative, Fish Out of Water è un’opera notevole di puro Progressive.
Potrebbe sorprendere che esclusivo compositore di un’opera del genere sia un bassista, ma non del tutto, essendo Squire sempre stato tra gli autori dei brani degli Yes (e lo sarà anche nei futuri dischi).
​

Soltanto cinque pezzi, un due molto lunghi; tutti di gran rango.
Oltre a Squire (basso, voce e chitarra) e Bruford (batteria e percussioni) c’è Patrick Moraz alle tastiere, Mel Collins ai sax, Jimmy Hastings al flauto e Barry Rose all’organo a canne.
E Squire si levò pure lo sfizio di avere un’intera orchestra classica, la cui direzione e orchestrazione fu a cura di Andrew Pryce Jackman (che suonò pure il piano acustico ed elettrico).
Sebbene quattro dei cinque brani presentino peculiarità metrico-ritmiche, quello d’apertura, Hold Out Your Hand (il più breve - poco più di quattro minuti), è il più notevole come intreccio strumentistico tra Squire e Bruford. ​
​Hold Out Your Hand (velocità media) sostanzialmente consta di quattro sezioni: un’introduzione (usata poi altre tre volte come ponte tra sezioni), una A, una B e una coda.
Ed è soprattutto nella prima porzione del brano che sono presenti le cose più significative, cui vale la pena concentrarsi per riconoscere e apprezzare al meglio il lavoro di questi due eccellenti musicisti.
Dopo un’introduzione con tastiere e basso in cui Squire suona linee solistiche: un biglietto da visita considerevole, a 18’’ si aggiunge Bruford, con Squire che suona un incisivo riff, semplice come note ma intrigante come ritmica, particolarmente interessante perché la divisione (cui la totale misura concerne 21/8) è 3/4 + 4/4 + 3/4 + 1/8: questa è la base per la parte A, suonata due volte prima che entri il canto.
E qui, la seconda volta del riff (25’’), Bruford opera una delle sue strabilianti inversioni del backbeat, mettendo il rullante al posto della cassa (movimenti dispari) e viceversa, per poi far ruotare ulteriormente il tutto, trasmutando così la percezione del flusso temporale in una sorta di contrappunto ritmico col riff di basso. Straordinario.
Dunque a 32’’ inizia la parte A, pertanto la melodia cantata (poche note ma sincopate), e Bruford prosegue con la sua inversione altre due volte, fino a giungere (a 46’’) in cui il riff cambia e anche il ritmo di batteria, riconfigurandosi in 3/4 + 15/8; aggiungendo, a mo’ di cerniera per la parte B, la misura iniziale in 3/4.
​

I due riff suonati da Squire – velocità crome 182 bpm
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​Insomma, oltre all’abilità compositiva o comunque di idee musicali c’è l’abilità esecutiva, che non è soltanto fare correttamente ciò che è predeterminato, ma riuscire a farlo con la scioltezza opportuna, manifestata dalle varianti non solo articolative, ma sostanziali, all’interno di parti complicate come queste (segnatamente Bruford), esprimendo così un controllo e una musicalità superiori.
Come è normale, dopo saranno ripetute le sezioni, ma Bruford non modificherà il ritmo come all’inizio, ma sosterrà ed evidenzierà, pur con piccole variazioni, la partizione principale di 3/4 + 4/4 + 3/4 + 1/8, d’altronde anche la parte B presenta asimmetrie metriche, ma non così interessanti. Ci sarà però un bel solo di basso di Squire, che poi a orchestra dispiegata confluisce in un’elegante coda in 3/4 che, senza soluzione di continuità, sfocia nel brano successivo (della medesima metrica) You By My Side.


* È invalso attribuire in maniera scorretta, a volte quasi grottesca, a tantissimi gruppi l’essere progressive. Appena delle musiche (specialmente degli anni Settanta) sono più complesse di una canzone pop-rock, magari con qualche suono tipo flauto, mellotron ecc., si “grida” al Progressive. Sovente è fatto per ammantare - sbrigativamente - di nobiltà quelle musiche, anche per “venderle” (pure in termini di pubblicistica) meglio.

** Questo lo rende diverso da tutto il resto del Rock, pure di altissimo rango come per esempio è quello di Frank Zappa o dei King Crimson.
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    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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