Il microfono più o meno vicino e in asse alla bocca determinerà (più o meno) intensità e timbro (più o meno chiaro).
Pochissimi immaginano che una delle scelte fondamentali dei chitarristi elettrici è la selezione di quale microfono sarà attivo per quella precisa parte ritmica o riff o assolo che sia.
Sono chiamati magneti o pick-up e, come i microfoni che tutti conoscono, ognuno ha caratteristiche proprie.
Tuttavia, siccome sono fissi e quindi non possono essere spostati a piacimento (come si può fare coi microfoni tradizionali per la voce), è decisiva la scelta di quale (o quali) attivare, giacché ciò determinerà notevolissime impostazioni timbriche ed esiti sonici conseguenti; di più, anche particolari tecniche da adottare.
Esempi assai noti ce li ha esplicitati Ritchie Blackmore, che non di rado usa il cambio pick-up durante i soli pure dal vivo (per esempio in Highway Star - da Made In Japan - in cui il solo inizia a 4’20’’ con il pick-up vicino al manico per poi cambiarlo a 4’55’’ con quello al ponte**).
Tralasciando i dettagli fisico-matematici, queste armoniche si formano allorquando vibra una corda fissata nei due punti estremi del capotasto (o diteggiata sulla tastiera) e del ponte (onda stazionaria), generando un’ampia serie di nodi e antinodi (creste e ventri) - che sono il punto minimo di vibrazioni (nodi) e massimi (antinodi) delle corde – che il nostro orecchio è in grado di percepire e che “traduciamo” in timbri.
I pick-up montati vicino al manico forniscono un suono potente, compatto, “rotondo e dolce”, quelli al ponte meno massiccio e più sgranato, però, siccome più “aguzzo e aspro”, può risultare più aggressivo, specialmente quando si usa la distorsione****.
Ciò è così poiché il microfono posto vicino al ponte, ossia a uno dei due nodi terminali (l’altro è al capotasto), cattura pressoché tutte le vibrazioni principali (in termini generali a prescindere se corde a vuoto o no), dalla prima armonica detta fondamentale (essa è però debolissima) alle ennesime armoniche superiori; mentre quello posto appena dopo la fine della tastiera (“al manico”) - solitamente in corrispondenza della seconda ottava – essendoci in quel punto il nodo di quella frequenza e i suoi multipli, genera tutt’altra risposta sonica, più composita, e siccome le primissime e basiche frequenze sono al massimo del volume e le altre più filtrate, timbro più “grosso e pulito”.
In estrema sintesi: pick-up al manico sono evidenziate porzioni di frequenze a mo’ di pettine asimmetrico, quindi con vari picchi, e con le corde a vuoto intorno alla prima, seconda, terza, quinta, sesta, settima, nona, decima, undicesima, tredicesima, quattordicesima e quindicesima armonica; mentre pressoché annullate la quarta, ottava, dodicesima e sedicesima (corrispondenti a tre repliche della fondamentale e di quinta molto più alte in frequenze).
Ciò si traduce in quel timbro potente perché denso della fondamentale bassa col rinforzo degli intervalli di ottava e quinta, e un po’ “colorato” da quelli di terza, settima e nona (e successivi).
Affatto più semplice la risposta del pick-up al ponte, perché estremamente lineare per queste prime sedici armoniche (le più importanti perché le più percepibili): è quasi una linea retta (in ascesa in termini di evidenziazione) che parte dalla assai debole prima armonica (la fondamentale) e con una debole seconda e mediana terza, e che va verso il picco costituito da una piccola curva inerente le frequenze dall’ottava alla sedicesima armonica.
Ecco perché scegliendo questo microfono si ottiene un timbro poco massiccio ed estremamente virato sulle medio-alte frequenze, pertanto “coloratissimo” e “armonico” (specialmente con la distorsione), giacché le repliche alzate di ottave della (quasi inudibile) nota fondamentale (seconda, quarta, ottava e sedicesima armonica), sono mischiate pressoché alla pari con le altre***** che corrispondono ad altri intervalli (quinte, terze, settime ecc.).
Quando ascoltiamo i fischi e i botti urlanti dai vari Van Halen e compagnia bella, possiamo esser certi che sono ottenuti da questo microfono; addirittura alcuni come EVH e Allan Holdsworth usarono spesso chitarre dotate solo di questo magnete posizionato al ponte: privilegiando le armoniche superiori fa fischiare di più e meglio la chitarra.
** Stessa cosa in Smoke On The Water, da 3’33" con quello al manico a 4’10’’ quello al ponte.
**** Quasi tutte le chitarre hanno due magneti, la Stratocaster tre, di cui il terzo addirittura non messo perpendicolarmente alle corde (proprio per ottenere ulteriore accentuazione degli acuti); il secondo - quello al centro - media timbricamente tra i due estremi (cui si può anche accoppiare).
***** Tutto questo può far giungere e demolire una leggenda metropolitana: dei vizi e virtù timbriche delle armoniche pari e dispari (peraltro che sarebbero attinenti a elettroniche valvolari e non). Magari in un altro articolo...
Sull'argomento "chitarristi solisti e assoli" ho pubblicato il libro 📙 Eroi elettrici - I grandi solisti della chitarra

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