Perché principalmente due sono i fattori che più colpiscono la stragrande maggioranza di loro: i groove ritmici e i motivi melodici (e/o riff) dei brani.
Secondariamente troviamo tessiture e stratificazioni timbriche (suoni), insieme all’aneddotica: storie e vicende dei protagonisti, con pure titoli e immagini delle copertine (iconografia varia).
(Nel caso di musiche cantate, anche i testi – quando comprensibili – hanno un ruolo importante.)
Queste reiterazioni li rendono per chiunque memorizzabili, canticchiabili, incisivi e, in combinazione con altri fattori (soprattutto i suoni), più o meno graditi.
Questi brevi segmenti musicali sono generalmente semplici, lineari, con pochissimi contrasti, quindi facili da comprendere e rassicuranti:
- i groove presentano pochi controtempi e raramente metri dispari;
- le linee melodiche (e le armonie correlate) hanno poche note e sono perlopiù scalari.
Ecco perché i generi di massa sono Pop, Rock, Funk-Disco e simili, con le loro molteplici declinazioni: sono quelli che offrono più reiterazioni.
Il fattore “suoni” contribuisce in modo significativo a diversificare percezioni, gusti e scelte, sia di generi sia di artisti.
Con “suoni” va inteso l’aspetto timbrico, globale e particolare:
- il generale impatto sonico dei brani, dato dai singoli apporti degli artisti (missati tra loro in un certo modo);
- scelte dei timbri di base di ogni strumento e pronunce articolative (legato, staccato, portato, accentato, glissato ecc.) di ogni strumentista, rendendo il divenire sonoro più o meno aggressivo, dolce, ecc.
Queste connotazioni stilistiche, in assenza di contenuti rilevanti (e rilevati), possono far sì che appassionati di un genere apprezzino brani di tutt’altro genere.
Infatti, qualche brano apprezzato dal grande pubblico si trova persino nella Classica, mediamente poco amata perché caratterizzata da trame complicate e lunghe, scarsa reiterazione di groove e melodie, e timbri - siccome acustici - meno numerosi e differenziati dei generi "elettrici": questi ne offrono innumerabili e personalizzabili, regalando ai fruitori grandi soddisfazioni in tal senso.
Ancora più “pop” sono alcune eccezioni nel Jazz, come A Love Supreme di John Coltrane, Kind of Blue di Miles Davis o The Köln Concert di Keith Jarrett.
Questi album, al netto delle potenti suggestioni aneddotiche che li accompagnano, presentano:
- lineari pulsazioni ritmiche e semplici melodie e/o riff;
- atmosfere sofisticate create da suoni peculiari: pur acustici, sono dati da raffinatissime articolazioni;
- una spiccata omogeneità dinamica che li rende adatti a un ascolto “periferico”, in secondo piano, evitando così di portare a saturazione l'attenzione, nonostante le trame complesse.
In conclusione
Anche se molti ascoltatori si ritengono più “d.o.c.” di altri – pensando che il genere (o artista) cui sono più appassionati sia in qualche modo più "nobile" – in realtà i fruitori musicali si somigliano tutti, indipendentemente dalle loro soggettive preferenze.
Preferenze che sono spesso legate alla giovinezza, alla naturale affezione per ciò che si è ascoltato in quegli anni, magari musicalmente davvero aurei in termini di qualità.
E soprattutto in tali casi, una fortuna che andrebbe onorata cercando di essere sempre più consapevoli di ciò che si ascolta, andando oltre i “ganci” forniti da groove, canticchiabilità, riff e aneddotica***.
* A eccezione dei cultori della Classica e del Jazz.
** Chi canta è un caso a sé: ogni voce ha un timbro unico; l’articolazione è l’elemento musicale caratterizzante (spesso poco rilevato, salvo dinamica ed estensione).
*** Fattori presenti anche nelle declinazioni rock più complesse.

RSS Feed