Venendo al nostro tempo, la mescolanza più importante è tra la musica classica-europea e quella afroamericana, che pervenne alle conseguenze novecentesche col Ragtime, Boogie-woogie, Blues, Jazz, Rock, Funk ecc.
Le radici più nette ed esplicite si rinvengono nell’Ottocento, e tra i protagonisti più notevoli in assoluto c’è lo Chopin americano: Louis Moreau Gottschalk.
“Chopin americano” (ma anche Liszt) perché - al netto dei complimenti che si narra ricevette proprio dal nume polacco (e da quello ungherese) - Gottschalk mescolò la musica classica con quella popolare delle sue plurali terre centro-americane.
Il suo successo lo deve anche perché alcune sue composizioni - oltre a fondere linguaggi e culture musicali diverse - avevano un simultaneo doppio carattere: melodie-filastrocche e virtuosismo pianistico.
Differentemente dal romantico Chopin, che prediligeva l’introversione poetica, Gottschalk (più vicino alle trascendentali tecniche lisztiane) era brioso con le sue “danze”, esibiva l’estroversione tipica dei suoi modelli etnici. (Eccezione fu il successo The Last Hope.)
Le Bananier (1846 - non ancora diciassettenne) fu il suo primo brano famoso; ha motivi melodici semplicissimi e reiterati, con ritmiche inusitate nella musica classica, insieme a passaggi velocissimi.
Un manifesto delle caratteristiche presenti nelle musiche che ancora oggi (da decenni) ammaliano moltissimo pubblico. Gottschalk un grandioso intrattenitore nel senso più nobile del termine: cliché eseguiti in modo stupefacente ma con alcune strutturali innovazioni.
* Spiritual e Gospel sono le moderne incarnazioni afroamericane (bluesy) del medievale canto sacro cristiano con le sue antifone, responsori e melismi strutturali (tropi e sequenze).

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