Carlo Pasceri
  • HOME
  • BLOG
  • SHOP
  • BIOGRAFIA
  • DISCOGRAFIA
    • Curvatura 9
    • Cannibali Alchimie
    • No Gravity
    • Real Koob
    • Blue Challenge
  • PUBBLICAZIONI
    • Libri
    • Riviste musicali
    • Jazzitalia
  • DIDATTICA
    • Corso "Tecnica Audio"
    • Seminario "Percorsi Melodici"
  • STRUMENTAZIONE
  • MEDIA
    • Audio
    • Video
    • Foto
  • CONTATTI
Libro Eroi Elettrici

Esistono metri più dispari di altri?

28/8/2026

0 Commenti

 
Foto
Esistono metri più «dispari» di altri?
E se il dispari non fosse soltanto una categoria aritmetica, ma la matrice stessa della tensione - un gradiente di purezza capace di governare, con la stessa forza, la pulsione asimmetrica del ritmo e la vibrazione tensiva dell'armonia?
Sappiamo che i metri e i ritmi* dispari sono l'analogo temporale delle tensioni melodico-armoniche, tanto nelle loro eventuali risoluzioni quanto nella loro permanenza.
Ma se la tensione armonica ammette gradi - una dissonanza più intensa di un'altra, un accordo più instabile di un altro - dobbiamo chiederci se pure la tensione ritmica ne ammetta. Esistono metri più "dispari" di altri?
​La risposta è sì, e la gradazione non è impressionistica: ha una struttura precisa.
Coincide con la distinzione tra numero primo e numero composto, sovrapponendosi in modo trasparente alla distinzione tra metri additivi e metri divisivi.


Da cosa nasce, precisamente, questa duplicità?

Prendiamo il 7/8 come esempio paradigmatico - ma il discorso vale per il 3/8, 5/8, 11/8 o qualunque altro metro il cui numero di impulsi sia primo**.
Un numero primo non consente una partizione uniforme del ciclo in più di un gruppo identico; un numero composto sì.

In termini musicologici, questi metri sono convenzionalmente ascritti alla categoria dei metri additivi: non nascono dalla suddivisione regolare di un'unità, ma dall'aggregazione primaria di cellule disuguali (2+2+3 o 3+2+2 o 2+3+2).  L'asimmetria non è per essi un'alterazione di un ordine precedente, ma il loro stato nativo.
Questa caratteristica è la diretta conseguenza della loro natura aritmetica: i primi dispari non hanno fattori diversi da 1 e da se stessi.
Non nascono da una moltiplicazione (come 9 = 3 x 3), dunque non esiste una matrice omogenea e simmetrica a cui possano essere ricondotti.
Quando li scomponiamo additivamente (7 = 3+2+2), non stiamo "risolvendo" il numero in parti uguali, ma stiamo prendendo atto della sua indivisibilità.

In musica come in aritmetica, il primo dispari è un atomo: non si lascia livellare da una divisione regolare, ed è proprio questa impossibilità formale a rendere l'asimmetria il suo stato nativo.

Un 7/8 non contiene, nella propria struttura aritmetica, una simmetria divisiva interna verso cui tendere. Può naturalmente essere articolato e reso percettivamente stabile in molti modi, ma rimane, oggettivamente, sempre in bilico rispetto a una simmetria che non gli appartiene.
Quindi un 7/8 non promette mai una risoluzione in equilibrio: nessuna delle sue articolazioni è aritmeticamente più “vicina alla quiete” di un'altra.
È una tensione pura, priva di una griglia divisiva di sfondo verso cui tendere - come una dissonanza che non appartiene a nessuna tonalità e dunque non “vuole” risolvere in nulla di preciso.

Tanti (come Igor Stravinskij, Bela Bartok, Don Ellis, Frank Zappa, gli alfieri del Prog e del Jazz-Rock) hanno sfruttato spesso questa peculiarità: la matrice additiva del 7/8 (o dei suoi parenti dispari primi) non si placa mai, proprio perché non ha alcuna simmetria divisiva che le appartenga per costituzione.
Un 9/8, invece, appartiene a una famiglia del tutto diversa - e lo stesso varrebbe per un 15/8 o qualunque metro con un numero di impulsi composto.
Pur restando dispari e “in tensione” rispetto alla bisezione del metro pari, porta dentro di sé una simmetria potenziale: 3+3+3, tre gruppi identici, una uniformità disponibile in ogni momento (il 15/8 dispone allo stesso modo di 5+5+5). È come un accordo dissonante che contiene, nascosta, la propria risoluzione consonante: la tensione c'è, ma porta con sé la propria via d'uscita.

Cosa accade, allora, quando questa opzione entra in gioco?

Qui la struttura aritmetica incontra la dialettica compositiva: un autore può scegliere di assecondare la natura divisiva del metro (rivelando la simmetria 3+3+3) oppure di forzarla, applicando a un contenitore divisivo una sintassi additiva (occultando l'ordine nativo in un'articolazione asimmetrica come 3+3+2+1).
Nel secondo caso, la tensione ritmica nasce proprio dal cortocircuito tra la griglia divisiva attesa dall'ascoltatore e il disegno additivo reale.
Ecco la gradazione: il 7/8 è additivo per costituzione, dispari incontrovertibile; il 9/8 è divisivo per natura, dispari con una consonanza potenziale.
Il primo è tensione irriducibile; il secondo è una simmetria che può essere promessa, rivelata o deliberatamente tradita.


Ma questa gradazione esaurisce davvero il campo?

Riguarda il dispari nelle sue due forme - pura (primo/additivo) e organizzata (composto/divisivo) - mentre il metro pari costituisce una terza categoria, non riducibile alle prime due.
Un 4/4 ha sempre, come possibilità strutturale garantita, la bisezione speculare: due metà identiche, 2+2.
Ma questo non significa che debba essere sempre così.
Un 4/4 può benissimo essere scritto, suonato o percepito secondo una sovrastruttura additiva - come l'articolazione 3+1 o la celebre figura del tresillo afro-cubano (3+3+2) su 2/4 -, esattamente come un 9/8 può rinunciare alla propria suddivisione ternaria uniforme.
La differenza è che, mentre il 9/8 asimmetrico (3+3+2+1) è un metro divisivo che galleggia su un'articolazione dispari, un 4/4 articolato come 3+3+2 introduce una tensione dispari dentro una matrice nient'affatto dispari.
Il numero totale di impulsi resta pari, ma la sua articolazione interna prende in prestito l'instabilità propria del ritmo additivo.
È un caso speculare rispetto a quello del 9/8: non un metro composto che rinuncia alla propria simmetria per aggregazione, ma un metro simmetrico per bisezione che rinuncia alla propria quiete nativa aprendosi a una tensione d'importazione.


Pertanto il metro divisivo apre una possibilità che il ritmo primo e additivo non ha mai: la scelta di mostrare o nascondere la propria quiete interna.
Scrivere un 9/8 come 3+3+3 è affine, armonicamente, a risolvere l'accordo: la tensione si scarica nella simmetria che le apparteneva da sempre.
Scrivere lo stesso 9/8 come 3+3+2+1 equivale a una sospensione, una cadenza evitata: la risoluzione era disponibile, e viene deliberatamente rifiutata - il che produce un'irregolarità diversa, più carica, perché percepita contro uno sfondo di ordine possibile e negato.

Un 7/8, per confronto, non può mai "evitare" una cadenza che non ha: la sua irregolarità non è mai una scelta compositiva contro un ordine latente, è semplicemente il suo unico stato.
Non per questo è una tensione più debole - anzi, è percepita come più radicale proprio perché non promette e non nega nulla: è integralmente ciò che è, sempre, in ogni sua articolazione (2+2+3 non è "meno 7/8" di 3+2+2).


Cosa rivela, in fondo, questa gradazione?
​

Se ne ricava un principio più generale, che la musica rende evidente meglio di qualunque altro linguaggio: l'identità necessaria di un composto - la sua fattorizzazione, sempre vera, sempre disponibile - è anche la sua forma più anonima, perché condivisa da ogni sua istanza.
È lo scarto da quella necessità, la scelta di negarla, a rendere un 9/8 particolare, un evento, una firma.

Il numero dispari primo non ha questo scarto a disposizione: non avendo un ordine divisivo da cui deviare, è sempre e comunque pienamente sé stesso, senza bisogno di guadagnarsi la propria singolarità con una rinuncia.
Il primo - numero o metro - non dipende mai da una relazione moltiplicativa per essere ciò che è.
Il composto è quella relazione moltiplicativa resa quantità, resa tempo (ma proprio perché è relazione necessaria, resta muto finché non la tradisce).
​

Insomma, "più dispari" non significa più lontano dal pari in senso aritmetico - tutti i dispari lo sono ugualmente -, ma più privo di una quiete interna a cui appoggiarsi: il 7/8 è dispari assoluto, il 9/8 è dispari solo fino a quando rifiuta la propria consonanza latente.
 

* Giova rammentare che il metro è l'organizzazione del tempo, la sua geometria astratta; il ritmo è il modo concreto in cui gli eventi musicali si dispongono dentro quel tempo, la sua dinamica concreta. Il primo definisce il campo temporale, il secondo lo vivifica.

** L’unico numero primo pari è il 2.
0 Commenti

Il tuo commento verrà pubblicato subito dopo essere stato approvato.


Lascia una Risposta.

    Immagine
    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


    Foto
    TEORIA MUSICALE
    Foto

    Archivio

    Settembre 2026
    Agosto 2026
    Luglio 2026
    Giugno 2026
    Maggio 2026
    Aprile 2026
    Marzo 2026
    Febbraio 2026
    Gennaio 2026
    Dicembre 2025
    Novembre 2025
    Ottobre 2025
    Settembre 2025
    Agosto 2025
    Luglio 2025
    Giugno 2025
    Maggio 2025
    Aprile 2025
    Marzo 2025
    Febbraio 2025
    Gennaio 2025
    Dicembre 2024
    Novembre 2024
    Ottobre 2024
    Settembre 2024
    Agosto 2024
    Luglio 2024
    Giugno 2024
    Maggio 2024
    Aprile 2024
    Marzo 2024
    Febbraio 2024
    Gennaio 2024
    Dicembre 2023
    Novembre 2023
    Luglio 2023
    Maggio 2023
    Aprile 2023
    Marzo 2023
    Gennaio 2023
    Dicembre 2022
    Novembre 2022
    Ottobre 2022
    Settembre 2022
    Agosto 2022
    Dicembre 2021
    Maggio 2021
    Marzo 2021
    Settembre 2020
    Agosto 2020
    Luglio 2020
    Giugno 2020
    Maggio 2020
    Aprile 2020
    Marzo 2020
    Gennaio 2020
    Dicembre 2019
    Settembre 2019
    Luglio 2019
    Giugno 2019
    Maggio 2019
    Aprile 2019
    Marzo 2019
    Febbraio 2019
    Gennaio 2019
    Dicembre 2018
    Novembre 2018
    Ottobre 2018
    Settembre 2018
    Agosto 2018
    Luglio 2018
    Giugno 2018
    Maggio 2018
    Aprile 2018
    Marzo 2018
    Febbraio 2018
    Gennaio 2018
    Dicembre 2017
    Novembre 2017
    Ottobre 2017
    Settembre 2017
    Agosto 2017
    Luglio 2017
    Giugno 2017
    Maggio 2017
    Aprile 2017
    Marzo 2017
    Febbraio 2017
    Gennaio 2017
    Dicembre 2016
    Novembre 2016
    Ottobre 2016
    Agosto 2016
    Luglio 2016
    Giugno 2016
    Maggio 2016
    Aprile 2016
    Marzo 2016
    Febbraio 2016
    Gennaio 2016
    Dicembre 2015
    Novembre 2015
    Ottobre 2015
    Settembre 2015
    Giugno 2015
    Maggio 2015
    Aprile 2015
    Marzo 2015
    Febbraio 2015
    Gennaio 2015
    Dicembre 2014
    Novembre 2014
    Ottobre 2014
    Agosto 2014
    Luglio 2014
    Marzo 2014
    Febbraio 2014
    Settembre 2013
    Luglio 2013
    Maggio 2013
    Marzo 2013
    Febbraio 2013
    Gennaio 2013
    Dicembre 2012
    Novembre 2012
    Ottobre 2012
    Settembre 2012

    Feed RSS

    Categorie

    Tutti
    Afrobeat
    Analisi Musicale
    AOR
    Armonia
    Arte
    Basso
    Batteria
    Blues
    Boogie
    Cantanti
    Cantautori
    Cd
    Chitarra
    Classica
    Colonna Sonora
    Composizione
    Critica
    Dischi Da Leggere
    Eroi Elettrici
    Filosofia
    Folk
    Funk
    Fusion
    Hard Rock
    Heavy Metal
    HiFi
    Hip Hop
    Improvvisazione
    Intelligenza Artificiale
    Jazz
    Jazz Rock
    Jazz-rock
    Krautrock
    Libri
    Libro
    Melodia
    New Age
    Pensieri
    Pianoforte
    Pop
    Progressive
    Punk
    Rap
    Recensione
    Rhythm And Blues
    Ritmo
    Rock
    Rock'n'roll
    Scienza
    Soul
    Storia Musicale
    Tecnica
    Tecnologia Musicale
    Tecnologie
    Teoria Musicale
    Vinile
    World Music

   Home   Blog   Biografia   Discografia    Shop   Didattica   Pubblicazioni    Strumentazione   Media   Contatti   

© Carlo Pasceri - E' vietata qualsiasi riproduzione anche parziale - Risoluzione minima 1024x768

designed by ALi

Basato su tecnologia Crea il tuo sito web unico con modelli personalizzabili.