Certo, la storia della chitarra elettrica ha visto fugaci apparizioni e precursori isolati.
Nel 1973 Jerry Garcia dei Grateful Dead debuttava con la Wolf costruita da Doug Irwin, alta liuteria con 24 tasti - salvo poi affidarsi, per un tratto di metà decennio, a chitarre dalle tradizionali tastiere a 22, prima di tornare alle 24 tasti negli anni successivi.
Nello stesso periodo Frank Zappa acquisiva una SG-style dal 23° tasto inedito, salvo poi affidarsi stabilmente, già dalla fine dei '70, alle 22 tasti delle sue chitarre in stile Les Paul e Stratocaster.
E Brian May resta l'eccezione tra le eccezioni, precursore assoluto con la sua Red Special autocostruita da ragazzo con 24 tasti, mai abbandonata per tutta la carriera.
Peraltro, e non è un dettaglio da poco, Garcia e Zappa venivano da gruppi attivi anche discograficamente qualche anno prima dei Santana ed edificati fin dagli esordi, attorno a un'identità collettiva e controculturale - la jam band, l'avanguardia sperimentale - più che attorno alla figura di un chitarrista-star; quando sperimentarono le chitarre con più tasti, lo fecero più all’interno di quel contesto che da chitarristi solisti consacrati agli occhi del grande pubblico.
Carlos Santana appartiene a un'altra categoria - e ci arrivò per una strada diversa.
Adottò le 24 tasti pochissimi anni dopo un esordio discografico già clamoroso, che lo aveva reso un “eroe” chitarristico a tutti gli effetti: Woodstock nel '69, poi il trionfo commerciale di Santana, Abraxas e Santana III, tre album che nel giro di pochissimo tempo ne fecero non soltanto una star globale del Rock, superiore agli altri per impatto discografico e successo di massa, ma un'icona chitarristica riconoscibile anche da chi di chitarre non sapeva nulla: il suo stile da Woodstock in poi divenne un sigillo immediatamente distinguibile.
Fu proprio su quella “voce” già riconoscibile che le due ottave piene (per corda), adottate a partire dal '74, si innestarono come fondamento tecnico permanente: da quel momento le 24 tasti smettono di essere un dettaglio tecnico per diventare parte della sua identità pubblica - non una parentesi o uno sfizio da laboratorio, ma una scelta stilistica e industriale portata avanti per il resto della carriera, sotto gli occhi - anzi, sotto le orecchie - di milioni di ascoltatori che magari non sapevano nemmeno cosa fosse un paio di tasti in più, ma quello stile lo riconoscevano a colpo sicuro.
Lo dico da tempo, in una nutrita serie di articoli: la mia affezione per Santana rinvia ai miei esordi come ascoltatore, ma la stima nasce dal fatto che fu un pioniere in molte cose - anche per le chitarre, e in un senso più radicale di quanto sembri a prima vista.
E qui una precisazione: 24 tasti non significa soltanto due o tre note in più (completando le due ottave per corda e le quattro ottave a disposizione in totale), ma anche un sistema ergonomico e timbrico che, per quanto possano apparire dei dettagli, fa la differenza rispetto alle usuali 21/22 tasti.
Infatti, è notevole che proprio i chitarristi più proiettati verso il futuro come John McLaughlin, Jeff Beck, Al Di Meola, Allan Holdsworth, continuassero a legarsi a strumenti tradizionali a 21/22 tasti (dalle Gibson alle Fender, fino ai vari modelli personalizzati dell'epoca).
Alternava le Gibson SG Special alle Gibson Les Paul nelle versioni Special, Standard e Custom (tutte dotate di 22 tasti), e occasionali usi di Fender Stratocaster (che di tasti ne aveva 21).
Con la svolta mistica e l'esplorazione musicale sempre più ad ampio spettro, il chitarrista messicano inizia a modificare radicalmente il proprio parco chitarre.
Intorno al 1974 fa la sua comparsa sul palco la Gibson L6-S (sia in versione Custom che Deluxe).
Si trattava della prima chitarra solid body di grande serie della Gibson a montare una tastiera a 24 tasti.
Carlos diventa rapidamente uno dei testimonial più visibili dello strumento dal vivo, utilizzandola ampiamente nei tour mondiali del periodo e segnando un punto di non ritorno: da questo momento in poi, le chitarre a 21 o 22 tasti diventeranno marginali nel suo set principale, pur senza sparire del tutto*.
Che l'esperienza con le Gibson L6-S a 24 tasti non fosse un ripiego temporaneo o una semplice parentesi sponsorizzata è dimostrato dai passaggi successivi.
Nel 1975, Santana impiega dal vivo anche un'insolita e assai rara Alembic con paletta rovesciata e a ricciolo, realizzata su specifiche d'alta liuteria e sofisticata elettronica, anch'essa dotata di 24 tasti.
Quando successivamente si consolida il rapporto con la Yamaha per lo sviluppo della sua celebre serie (dalla SG-175 alla SG-2000), il disegno della tastiera a ottave completate e l'accessibilità al registro acuto rimangono requisiti centrali, ma solo per lui: le Yamaha SG 2000 di serie hanno 22 tasti.
Rimarrà per Carlos un'impostazione che verrà poi trasferita definitivamente, a partire dagli anni '80, nella storica collaborazione con Paul Reed Smith (PRS) - collaborazione che porterà, a metà di quel decennio ai primi esemplari commercializzati, Standard e Custom, tutte e due a 24 tasti.
Al netto di tutto non si può non riportare che la storia costruttiva in grande serie rimanda piuttosto a un produttore giapponese emergente: Ibanez.
Già nella seconda metà degli anni '70 intuisce le potenzialità commerciali delle 24 tasti, cominciandole a inserire in catalogo modelli di serie (come le celebri serie Musician o Artist).
Ma la vera diffusione di massa delle 24 tasti sarebbe iniziata soltanto a partire dalla metà degli anni '80 con l'ascesa di marchi come Jackson e Charvel, seguiti a ruota tra gli altri da ESP, Yamaha e la stessa Ibanez con la serie RG.
Questa caratteristica sarebbe divenuta lo standard industriale dell'Hard-Rock, dello shredding e del Metal, consolidando la propria egemonia per tutti gli anni '90.
Per comprendere il conservatorismo dei colossi americani basti osservare la lentezza dell'industria tradizionale: la Fender è passata dallo storico standard a 21 tasti ai 22 tasti soltanto dopo la metà degli anni '80, riservando il formato a 24 tasti a pochissime eccezioni.
Ma addirittura pure le super innovative chitarre sinth della Roland cominciate ad apparire alla fine dei ‘70, anche nelle loro versioni successive, avevano tastiere a 22 tasti.
Insomma, i dati storici e la cronologia industriale mostrano una realtà sostanzialmente inequivocabile.
Quando Carlos Santana ha scelto nel 1974 di legarsi in modo permanente alla tastiera a 24 tasti come proprio strumento identitario, si è mosso in controtendenza rispetto alla pressoché totalità dei suoi contemporanei, compresi gli innovatori della scuola Jazz-Rock.
Mentre i colleghi rimanevano legati ai grandi classici e i colossi americani come Fender avrebbero impiegato più di un decennio anche solo per aggiungere un singolo tasto ai propri modelli di punta, Santana si è rivelato un pioniere.
Ha scommesso, nel pieno del suo successo, sul cambio di un paradigma strumentistico con largo anticipo rispetto alla nascita delle superstrat, integrando un'architettura che la storia dell'industria avrebbe poi associato allo shredding e al Metal all'interno di un linguaggio musicale diametralmente opposto, denso di ritmo, spazio e melodie.
* Santana al tempo si vide anche con una tradizionale e lussuosa Gibson L5-S.
Carlos Santana è uno dei grandi chitarristi solisti che ho raccontato nel libro Eroi Elettrici.

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