Ed è invalso che per logica s’intende una procedura razionale per la quale le idee espresse sono tra loro connesse e si sviluppano l’una dall’altra.
Pertanto potrebbe essere complicato lo statuto semantico della “logica musicale”, posta in relazione con i suoi elementi (armonia, melodia, ritmo, forma, ecc.).
Ritengo che la questione non sia così complicata, attiene l’essenza degli “atomi” musicali - le note - , le distanze intervallari tra loro e il tempo* (in subordine le dinamiche volumetriche). E la parola chiave è omogeneità.
Il sostanziale concetto di logica musicale non è dato da astruse procedure tecnico-compositive e fattori combinatori, cui apicale esempio è il contrappunto dei maestri del tardo medioevo (fino al barocco di Bach e oltre)*, quindi nelle forme compositive del canone e fuga, che espongono configurazioni polifoniche assai ardue nei loro intricati precetti applicativi, oppure quelle ancor più restrittive del Novecento dodecafonico-seriale di Schoenberg. Tanto meno concerne la "grammatica e sintassi" tonale, con le sue prescritte e discorsive armonie e dialettiche melodie “affettive”.
Non teorie e procedure musicali relative al rapporto tra razionalità (inerente l’oggetto) e psicologia (inerente il soggetto che ascolta), semantizzazioni delle strutture tramite concatenazioni di idee; scale e funzioni armoniche, “connettivi” e “operatori logici”, aspetti dell’organizzazione formale di successioni di sezioni e quant’altro.
Ma - partendo da una sorta di kantiano ideale regolativo che non agisce direttamente né sulla teoria né sulla pratica musicale - una logica musicale all’interno di un sistema che la specifica come punto di confluenza tra meditazione e operatività.
L’essenza della logica musicale è direttamente il suo suono, la nota, con la sua autocorrelazione matematica di armoniche, che la distingue da tutti gli altri suoni (rumori) presenti in natura o generati artificialmente.
Successivamente c’è la scelta di stringhe cicliche di una sequela di altezze progressive tra note, le scale, e il praticare collegamenti (melodici e armonici) che non abbiano salti intervallatici repentini ed eccessivi sia in termini di frequenze sia di intensità, in una unità di tempo, ovvero in una alquanto uniforme pulsazione ritmica (velocità di scansione).
Insomma, l’omogeneità di questi elementi insieme col fattore di una certa ricorsività di essi genera quell’insieme ordinato di suoni, quasi ineluttabile nel suo procedere**.
Tutto qui, in estrema sintesi, è ciò che rende non casuale, ma logica, la musica.
Il resto, norme per contrappunti polifonici, tonalità, forme canzoni, sonate ecc. è per conseguire genericamente o specificamente particolari effetti musicali, stili e quant’altro. E questo è valido sempre, in tutte le culture e civiltà musicali in ogni dove, nel presente come nel passato.
* Gli esempi sono europeo-occidentali giacché sono il massimo modello mondiale di sviluppo speculativo mediante specifici studi e prassi musicali, che fecero giungere alla peculiare ideazione e applicazione operativa dell’armonia e degli accordi, non presenti nelle altre culture e sistemi musicali.
** Il gradiente di artisticità e di comprensione è dato pure da quote di non prevedibilità nell’alveo del sistema, da qualche sorprendente soluzione, ancorché semplice: "Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie" è un celebre esempio letterario.

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