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Il quinto e ultimo album dei Perigeo, Non È Poi Così Lontano (1976), pur non raggiungendo i livelli delle opere precedenti, resta comunque un eccellente esempio di musica strumentale. Il gruppo mostra una lucida e misurata capacità di adattarsi ai mutamenti dell’epoca, in un contesto storico caratterizzato da cambiamenti estremamente rapidi.
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C’è chi ritiene che un assolo possa influenzare, in positivo o in negativo, il gradimento di un brano; in realtà, spesso accade il contrario.
Non di rado, tuttavia, un assolo è in grado di accrescere in modo significativo il valore artistico di un pezzo. Proprio per questo vale la pena comprenderne meglio la natura: una vera e propria “arte nell’arte”.
Nel precedente articolo su Visions of the Emerald Beyond avevo accennato al fatto che il brano di chiusura, "On The Way Home To Earth", non fosse del tutto all'altezza del resto dell'opera.
Tuttavia, c’è un punto di svolta: nella sua parte conclusiva il pezzo subisce un’impennata qualitativa che merita un’analisi approfondita. I due dischi più importanti della Mahavishnu Orchestra sono senza dubbio i primi due: The Inner Mounting Flame (1971) e Birds of Fire (1973). Sono le due facce di una stessa, stupefacente, medaglia jazz-rock, fondamentali per la loro carica innovativa.
Eppure, il mio preferito è il penultimo: Visions of the Emerald Beyond. Il motivo è semplice: rappresenta una maestosa sintesi di tutto ciò che il gruppo di John McLaughlin aveva costruito fino a quel momento, sviluppando direzioni — anche solistiche — soltanto accennate in precedenza. Registrato in soli undici giorni nel dicembre del '74 e pubblicato nel febbraio successivo, l'album conta tredici brani, alcuni piuttosto legati tra loro, quasi confluiscono uno nell'altro, complici talvolta pure i missaggi. |
Carlo Pasceri
Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore. TEORIA MUSICALE
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Aprile 2026
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