Carlo Pasceri
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Libro Eroi Elettrici

Apriamo occhi, orecchie e... cervello: uno non vale uno

21/6/2025

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Chi può ritenersi immune dal fascino cosmico, cui possiamo esporci semplicemente alzando gli occhi al cielo in una notte senza nubi (magari fuori città)?
Penso pochissimi, e basta avere il dono della vista.
Questo, insieme con la passione letteraria (e cinematografica) della fantascienza che sin da piccolo mi avvinse, fece sì che da adolescente iniziai a interessarmi all’astronomia.
Pertanto da perfetto profano - quale sono rimasto - e similmente alla storia dell’arte figurativa (e agli scacchi), iniziai a leggere libri divulgativi sulla materia; ne ho ormai accumulati decine in casa, bramoso di comprendere qualcosa in più. 
Però mai ho compiuto studi selettivi e approfonditi, “tecnici” davvero. Dunque, similmente agli scacchi, all’architettura ecc., di astronomia ne so appena un po’ di più rispetto a quando ero adolescente.
Così mai mi è venuto in mente di dichiarare che affermazioni che ho ascoltato o letto anche di un semplice laureando sono errate; figuriamoci di un astronomo (architetto, scacchista ecc.) professionista.
Ovviamente può capitare che uno studioso, un esperto di un qualsiasi settore sbagli o perlomeno sia contestabile, ma (al netto di marchiane sviste) solo i suoi “colleghi” possono essere seriamente in grado di constatarlo davvero, quindi di obiettare con argomenti adeguati.

Si sa che dai primissimi anni di questo XXI secolo, da quando Internet e social sono divenuti parte integrante della nostra vita, c’è stata una notevole regressione in tal senso: tutti pretendono di essere esperti in tutto (o quasi). Specialmente nel campo della musica: basta avere il dono dell’udito, lo si diviene automaticamente.

A parte le esperienze viso a viso che talvolta mi sono capitate, da quando esiste Dischi da leggere - cui mai sarò abbastanza grato al suo artefice e curatore Antonio Lisi - sin troppe volte mi sono trovato davanti a questioni che, se non fossero testimonianze dirette di gravi regressioni culturali ed emotive, sarebbero solo ridicole.
Scomposte lamentele e obiezioni da parte di fan di questo o quell’artista, gruppo, disco, cui per loro ogni volta si bestemmia se non se ne parla del tutto entusiasticamente, lodando con assoluti e iperboli. Conseguentemente - ben che vada - allorquando non si è insultati ferinamente pure con ferali epiteti, si è tacciati di manifesta incompetenza musicale: grazie.
Facendo la tara a ciò, talvolta su argomenti generici, più musicologici, ossia più storici/tecnico-teorici, sono capitate apodittiche obiezioni (“non è vero”, “è sbagliato” e così via.).

Un po’ sorprende, perché in tal caso la “cieca” passione agiografica e assolutista dei fan dovrebbe venir meno a favore di più lucide e obiettive letture degli articoli e quindi esser capaci di considerazioni più prudenti, magari con domande di chiarimenti, per meglio comprendere, prima ancora di apprendere...
E invece no, anzi, solitamente quando entrano nelle discussioni - non avendo alcun argomento valido che non sia snocciolare nomi senza coerenti né corrette correlazioni col tema in oggetto - in conclusione la frasetta tipo è “pretende di avere la verità in tasca”. Non rendendosi conto che nel momento in cui obiettano (“non è vero”, “è sbagliato” ecc.) sono loro che pretendono di averle le verità in tasca, peraltro da perfetti profani della materia, con tanto “violente” quanto laconiche asserzioni che l’esperto sbaglia, punto.
Nessuno ha assolute verità - men che mai io - ma primario compito degli specialisti (di una precisa materia) è tentare di avvicinarsi il più possibile a esse, dedicarsi a ciò mediante studi ed esperienze decennali; non raramente a scapito di normali vite sociali.

Pertanto, non possono che esserci scale di valori in tal senso; non riconoscere questo ed esigere che nello specifico “uno vale uno”, è tra gli elementi che a cortocircuito manifestano e contribuiscono la declinante civiltà del nostro tempo.
Abbiamo i nostri sensi e con loro i nostri personalissimi gusti: siamo liberi di scegliere quel che ci piace o non ci piace indipendentemente dalla storia e caratteristiche degli “oggetti” che gli esperti ci espongono; ma i nostri gusti non possono variare le loro oggettive caratteristiche.

Quindi guardiamo in alto, scegliamo le nostre porzioni preferite di cielo, quali stelle, pianeti, satelliti e galassie, serenamente, pur senza saperne granché: nessuno ci impone di sceglierne altre... Casomai qualcuno ce ne illustra, al meglio delle sue capacità, le intrinseche peculiarità per conoscerle meglio; magari facendoci così scoprire nuove costellazioni e meraviglie celesti.
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    Carlo Pasceri
    Chitarrista, compositore, insegnante di musica e scrittore.


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